La destra che verrà

A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, il tempo in cui il centrodestra dovrà stare all'opposizione può essere un buon tempo per ripensare se stesso, libero dalle necessità e dai vincoli che comporta stare al governo. Alleanza nazionale sta già facendo questo lavoro con il progressivo avvicinamento al Partito popolare europeo, che comunque lascerà intatta la sua anima di destra tradizionale. Intanto l'Udc si libererà, volente o nolente, di elementi come Follini, pericolosi per la coalizione con la loro tendenza a ricostituire un centro che potrebbe tornare a essere un centrosinistra. Saranno dunque Forza Italia e la Lega, proprio i due partiti più stabilizzati, a dover operare un cambiamento verso un modello di destra non tradizionale di cui c'è gran bisogno, nella coalizione e nel Paese.
La destra infatti soffre, in Italia, di un condizionamento storico - ereditato dal vecchio liberalismo, dal fascismo e dal postfascismo - per cui tutto ciò che non è di sinistra deve essere per forza tradizionalista e conservatore. Non è così in gran parte del mondo occidentale, dove la destra moderata è anzi più dinamica e avanzata della sinistra nel proporre nuovi modelli sociali e politici, capaci di conciliare l'autorità dello Stato con il massimo di libertà possibili per l'individuo, le sue prerogative, la sua unicità e la sua indipendenza dallo stesso Stato. Il centrodestra, che si oppone allo statalismo economico, non può contemporaneamente essere favorevole a uno statalismo etico, che impone schemi di valori e di idee prestabiliti e uguali per tutti. Il mercato - dei beni come delle idee - deve prevalere sullo Stato, lasciando agli individui la scelta sui grandi temi che riguardano la vita personale.
L'evoluzione che ci si aspetta da una destra laica e davvero liberale significa favorire l'evoluzione sociale, disancorandosi da vecchie ideologie, modi di pensare e di vivere. Parlo di temi come le unioni civili omosessuali, il testamento biologico e la regolamentazione dell'eutanasia, la ricerca scientifica sugli embrioni comunque destinati alla distruzione. Sono argomenti sui quali la destra dei partiti lascia il monopolio del cambiamento alla sinistra, ma che nel Paese reale appartengono anche a milioni di antistatalisti di destra, laici e cattolici. E una destra chiusa a queste esigenze è destinata a invecchiare ulteriormente, indebolirsi, perdere.
È questo il senso del manifesto lanciato dai Riformatori Liberali, i radicali di destra, sintetizzato nel motto «Diamo un'anima libertaria al centrodestra». È stato a causa della mancanza di questa anima che la Casa delle libertà ha perso i voti di Pannella e dei molti che - oscillando fra destra e sinistra - hanno scelto la sinistra non certo per statalismo o motivi economici ma proprio perché, paradossalmente, sembra garantire le libertà individuali più di un centrodestra arroccato e chiuso sui temi etici. Saranno ancora i voti di questa massa fluttuante a decidere il risultato delle prossime elezioni.
La Casa delle libertà ha puntato sinora sulla compattezza politica, peraltro con scarsi risultati riguardo alla compattezza e pagandola parecchio cara: ovvero con la sottomissione - soprattutto di Forza Italia - a uno statalismo etico contrario alla sua natura. Questa compattezza forzata non ha portato più voti, ma ne ha fatti perdere tanti da provocare la sconfitta. Si credeva che proprio la divisione del centrosinistra fra un'ala estrema e una moderata sarebbe stato il suo punto debole, invece è stato il suo punto di forza elettorale, favorendo l'afflusso di voti che sarebbero stati della destra. La Cdl abbia la forza e l'astuzia, oltre che il coraggio politico e civile, di presentarsi alle prossime elezioni per quello che è e non può non essere, cioè un'alleanza fra una destra tradizionale e una destra anche libertaria, oltre che liberale. La destra conservatrice non si sposterà, comunque, a sinistra: mentre la nuova destra recupererà in abbondanza tutti i voti che la Cdl ha perso.
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