La destra italiana non è solo An

Alessandra Mussolini*

Ho letto con la consueta attenzione gli articoli pubblicati sul Giornale relativamente al dibattito su An che cambia. Non è assolutamente mia intenzione effettuare commenti diretti su casa altrui, sebbene in detta casa io abbia abitato per tanti anni. Tuttavia, ritengo utile oltreché doveroso verso il dibattito complessivo sulla politica nazionale e, in particolare, sulla destra italiana, effettuare alcune considerazioni partendo dagli assunti che gli autori hanno posto a base dei loro autorevoli ragionamenti. Anzitutto, non mi sembra corretto – e certamente non lo è dal punto di vista della rappresentanza democratica – sostenere che in Italia esista una sola destra e che essa venga rappresentata da An. Come dicevo, già solo dal punto di vista della rappresentanza politico-parlamentare questo non corrisponde a verità, dal momento che la sottoscritta nonché gli altri eletti nelle amministrazioni locali appartenenti ad Azione Sociale ovvero ai partiti del cartello politico costituitosi sotto Alternativa Sociale, sosteniamo senza possibilità di fraintendimenti nelle istituzioni ove sediamo una politica di destra che nulla ha a che fare con la politica espressa nelle stesse sedi da An. Ancora, è stato sostenuto che le prospettive politiche di An rappresentano «con idee finalmente chiare e definizioni finalmente precise di che cosa la destra è e deve essere» e per questo siamo di fronte ai «nuovi conservatori liberali». Mi è sufficiente legare questi affermazioni ad altra, espressa dall’altro autore, per spiegare con semplicità che parliamo di «una» delle possibili destre in campo. Infatti, viene detto che «quella di An dovrà essere una destra davvero liberale, liberista e anche libertaria».
Ciò che incarna il mio movimento è altro, ma sempre la destra rappresenta: una Destra sociale, nazionale, popolare, moderna e creativa. Inoltre, uno degli autori ritiene sia giusto superare «quel diffuso stato d’animo antiamericano» per poter più agevolmente abbracciare, a detta del secondo autore, i riferimenti politico-ideali rappresentati da Bush e Reagan oltre ad altri della copiosa schiera di personaggi evocati al di qua e al di là dell’oceano. Io e il mio movimento, che siamo forse più tradizionalisti (perché crediamo che le radici cristiane e romane siano alla base valoriale della nostra generazione) ma non per questo meno modernizzatori, riteniamo che il ruolo degli Stati Uniti, una democrazia che ha solo qualche centinaio d’anni di storia, non debba essere quello di gendarme del mondo né quello di equilibratore dei mercati, ma semplicemente quello di cooperatore della pace mondiale, di player (tanto per non essere tacciati di antiamericanismo d’accatto) dei mercati al pari degli altri e, conseguentemente, di competitor, Europa in testa. Per questo ciò che noi mettiamo in pratica ogni giorno, è proprio quel sano scetticismo verso l’omologazione delle tradizioni e delle culture, cui la rappresentazione di questa Europa, sostenuta dalle politiche liberali cui sembra approdare An, sta portando.
Se poi dobbiamo proprio guardare ad esempi del passato, sempre perché siamo moderni ma non dimentichi, ci piace ricordare romanticamente personaggi dei quali oramai, per scelta legittima, non c’è più nulla in An: parlo dei Nichelini, dei de Marsanich, degli Almirante, che hanno fatto con l’Msi la storia del nostro Paese nel dopoguerra. Per questo penso, senza offendere alcuno, che Fini non abbia più alcun titolo per parlare in nome e per conto della destra italiana. Non a caso la posizione di An sulla devolution è andata nella direzione di una liquidazione della Nazione a favore di imbarazzanti interessi localistici. Non si trova traccia nella «nuova» An di proposte collocabili in una società profondamente cambiata. Non una parola sui problemi irrisolti che riguardano la crisi del Mezzogiorno, la stagnazione economica e la perdita di competitività sui mercati internazionali del nostro Paese. Non una proposta sui temi globali dell’umanità, come bioetica, clonazione, esaurimento delle risorse energetiche, diffusione della democrazia. Non una traccia per quel che riguarda i giovani e le nuove generazioni di proposte per il lavoro, di orizzonti sociali, di valori culturali ed etici. Sulla cruciale e decisiva questione della scuola e, quindi, del futuro della società italiana la sua sensibilità politica non è riuscita ad intuire ed accogliere la rivoluzione pluralista proposta i giorni scorsi dal Cardinale Scola, una proposta in grado di disincagliare l’Italia dalla profonda crisi esistenziale e di valori in cui è caduta a causa dell’egemonia della cultura marxista e dell’apatia dell’attuale classe dirigente per rilanciarla in una prospettiva di rinnovamento e di modernità. Fini potrà, con il plauso tra gli altri degli autori da me richiamati, rappresentare «una» destra. In Italia c’è altro: una Destra che non aspira all’ingresso nel Ppe e che non ha bisogno di codici etici e morali, perché stile, senso civico e passione politica sono valori su cui si fonda e sui quali trova la propria ragion d’essere.
*deputata al Parlamento europeo