«La Destra» non compete con An e non la usa per fare «shopping»

(...) d'Italia. Infatti oltre al posizionamento neocentrista del partito di Fini, si è aggiunta, come ulteriore spinta verso La Destra, la spregiudicata gestione di AN quasi sempre oltre il limite del «politicamente corretto». La stagione dei congressi di circa un anno fa non ha prodotto, come sostiene Minasso, il primato dei «migliori» ma, al contrario, l'affermazione di una mini casta interna, eletta in consessi tutt'altro che trasparenti.
Le conseguenze sono infatti facilmente riscontrabili: partito lacerato e in prepotente calo di adesioni dall'estremo levante all'estremo ponente. Potrei facilmente addentrarmi in particolari e fornire dati interessanti, ma ritengo che sia più un problema dell'On. Minasso che del sottoscritto.
Vorrei invece, con molta più soddisfazione, soffermarmi sul percorso di quel rivolo carsico, come molto bene Lei ha descritto, che ha portato, e sta portando al nostro movimento quotidiane adesioni in buona parte dall'area del non voto, quel rivolo partito dalla Spezia e che è divenuto, attraversando tutta la regione, un fiume in piena nell'Imperiese. A questo proposito un chiarimento è necessario: La Destra non è in competizione con AN, la Destra non fa «shopping» in AN, la Destra è l'unico significativo, credibile, qualificato movimento di Destra nello scenario politico nazionale e, di conseguenza, rappresenta il polo di attrazione di tutta quella vasta area di donne e uomini che ricercano e vogliono precisi riferimenti valoriali e, conseguentemente politici, chiaramente e inequivocabilmente di destra; tutto qui, tutto molto banale e semplice.
E questo lo conferma anche Minasso, che se pur barando sui numeri, e sempre per commiserazione gliela passo, conferma le uscite verso destra e afferma entrate di figure provenienti da forze di centro. La Destra è impegnata a strutturarsi adeguatamente per garantire la necessaria copertura sul territorio e, contemporaneamente, a compiere quel complesso salto di qualità necessario per passare «dal dire» alla difficile arte del «fare». E il nostro «fare» è ben più complesso visto il ruolo che dobbiamo riacquisire: non solo presenza qualificata nelle Istituzioni, riferimenti attendibili e coerenti delle varie associazioni di categoria, ma anche e soprattutto presenza tra la gente, in linea con una vocazione che non è «populista» ma popolare, nazionale e aclassista. Ho la presunzione di sostenere che la Destra, anche in Liguria, sarà la sorpresa delle prossime competizioni elettorali, contribuendo alla sconfitta delle sinistre.
Mi passi un’ultima battuta: tra «alberi che cadono e foreste che crescono» ci piace paragonarci di più al vento, quel vento che dopo tante bigie stagioni ha la capacità di far rispuntare il sole.
Le porgo i miei più cordiali saluti.
Portavoce de «La Destra»
per la Liguria