Detassiamo le tredicesime

Meglio tardi che mai. Gli Stati dell’area euro hanno finalmente preso la decisione più logica per spezzare la spirale di sfiducia fra le banche, vale a dire garanzia statale totale e regole severe. Le Borse hanno festeggiato e sul tavolo è rimasta la fattura: gli stanziamenti promessi dalle principali nazioni dell’Eurogruppo eccedono i mille miliardi di euro, tanto per capirci stiamo parlando di più di 15mila euro per ogni italiano, vecchi e lattanti inclusi. Quel volpone di Tremonti ha preferito non quantificare cifre, probabilmente per due motivi: il primo perché quando i numeri sono così immensi tanto vale sostituirli con la locuzione «qualsiasi somma» e poi perché spera (con qualche ragione) che se le cose dovessero andare come è sperabile che vadano l’Italia non sborserebbe nemmeno un euro, protetta dalla solidità del suo sistema bancario.
L’enormità dell’eurostanziamento, unito ai paralleli costi sostenuti dall’amministrazione americana, non può che indurre a una riflessione scherzosa ma non troppo: sarebbe costato infinitamente meno comperare una villa con piscina a quei pochi americani che l’anno scorso andarono in difficoltà con le rate del mutuo «subprime» piuttosto che raccogliere i cocci del disastro che ne è seguito. La lezione che se ne deve trarre è che in economia bisogna sempre pensare avanti, la reazione ex post è infinitamente meno efficace. Proprio per questo diventa imperativo cogliere l’opportunità data dalla nostra posizione più protetta di fronte alla crisi per giocare d’anticipo su un problema che di certo si paleserà, la recessione economica e la contrazione dei consumi.
Ci si presenta un’occasione d’oro: tutti i Paesi d’Europa dovranno giocoforza aumentare il proprio debito e allentare i propri impegni di bilancio per mettere una pezza all’imprudenza delle proprie banche, l’Italia invece potrebbe utilizzare questa flessibilità per agire sul proprio deficit strutturale, vale a dire la crescita. Con uno stanziamento frazionale rispetto agli impegni salvabanche già utilizzati dai nostri partner europei sarebbe possibile ad esempio detassare fortemente le tredicesime. Un provvedimento semplice, che consentirebbe ai lavoratori dipendenti di trascorrere le festività con qualche soldino in più in tasca, magari stimolandone i consumi con ricadute positive per commercio ed erario. Sarebbe poco saggio aspettare passivamente gli esiti delle vendite natalizie e poi, una volta registrata una contrazione dei consumi, doversi affannare per porvi rimedio. Difficilmente poi un piccolo allentamento fiscale potrebbe essere visto severamente dalle autorità a guardia dell’euro, considerando la prova virtuosa che l’Italia sta dando in confronto agli altri.
Se il sistema tiene possiamo giocarcela bene: il petrolio (di cui abbiamo bisogno più degli altri) è dimezzato dai massimi, i tassi della Bce sono scesi (e il nostro debito pubblico ringrazia), le nostre banche tengono bene davanti alla tempesta perfetta dei mercati: se riuscissimo a gestire senza troppi danni l’inevitabile recessione potremmo ritrovarci in una posizione molto migliore di quella di partenza rispetto ai nostri cugini d’Europa, basta giocare d’anticipo e si può cominciare con una letterina a Babbo Natale, anzi, con una busta (paga). Con un po’ di sforzo la busta potrebbe essere più pesante, e ce ne sarebbe tanto bisogno.
Claudio Borghiposta@claudioborghi.com