Detenuto morto dodici indagati

Lo ritennero erroneamente sofferente di una patologia psichiatrica, non diagnosticandogli un tumore al cervello che lo portò alla morte. Sono le conclusioni del pm Antonella Nespola, titolare dell’inchiesta sul decesso, avvenuto il 16 febbraio 2004, di Francesco Marrone, detenuto siciliano di 41 anni. Il magistrato ha depositato gli atti (passo che solitamente prelude a una richiesta di rinvio a giudizio) nei confronti di dodici sanitari in servizio presso il carcere di Rebibbia, ipotizzando il reato di omicidio colposo. Il pm, che ha rilevato soprattutto una grave carenza organizzativa, ha attribuito responsabilità anche al direttore sanitario di Rebibbia Nuovo Complesso, Sergio Fazioli, perché «ometteva di provvedere alla manutenzione ordinaria e/o straordinaria ovvero alla sostituzione dell’apparecchiatura strumentale Eeg (elettroencefalografo) in dotazione e in uso alla casa di reclusione del cui mal funzionamento era a conoscenza, e di disporre in ogni caso il trasferimento del detenuto in altra struttura, anche ospedaliera, per effettuare tutti gli accertamenti diagnostici richiesti e mai eseguiti». Il direttore, inoltre, non avrebbe provveduto a svolgere gli opportuni controlli «sull’operato dei sanitari, anche attraverso l’esame della cartella clinica». «Abbiamo provveduto a nominare dei consulenti di parte e, quindi, siamo in attesa dell’espletamento di una loro relazione sicuramente idonea a dimostrare la completa estraneità del dottor Fazioli sotto tutti i profili e a restituirgli la dignità sia di medico sia di direttore sanitario della struttura carceraria», è il commento dell’avvocato Paolo Gallinelli, che assiste Fazioli insieme al professor Adelmo Manna.