Da Detroit James Carter il sax «battezzato» da Rollins

«Per me i migliori tenorsassofonisti sono Kenny Garrett, David Ware e James Carter»: firmato Sonny Rollins, noto anche come «Saxophone Colossus». Con la benedizione del grande Rollins, Carter ha impostato una brillante e variegata carriera e stasera si propone al club Blue Note con un doppio concerto alle 21 e alle 23.30.
Ha 39 anni anni, viene da Detroit dove ha respirato musica sin da piccolo con Larry Smith, Lamont Hamilton e molti altri, e a solo 17 anni, con il suo stile policromo e la sua abilità tecnica, ha colpito Wynton Marsalis che lo ha invitato a suonare con lui aprendogli le porte del jazz che conta. Passa poi sotto l’ala protettrice di un grande improvvisatore come Lester Bowie, e all’inizio degli anni Novanta lavora con artisti di diversa estrazione come lo stesso Bowie e Betty Carter, trovandosi a suo agio sui territori del bop e dell’improvvisazione quanto su quelli della ballata, acclamato dalla critica come «sax dal suono più duro tra i giovani tenoristi». Dal disco di debutto - The Real Quietstorm del ’93 - il sax di Carter ha affrontato - personalizzandoli - tutti i generi del jazz, tracimando anche nel blues e nel rhythm and blues. Basterà citare album come Jurassic Classics in cui rilegge la storia dall’antico stuke di Harry «Sweets» Edison all’avanguardia di Hamiet Bluiett, oppure Chasin’ the Gipsy dedicato alla magica chitarra di Django Reinhardt, o ancora i recenti album live con personaggi come David Murray, Johnny Griffin e la regina del soul Aretha Franklin, passando per la colonna sonora del film di Robert Altman Kansas City.
Un personaggio pirotecnico e sempre in grado di stupire, soprattutto con una inedita formazione a tre con James Gibbs (organo) e Leonard King (batteria).
Bleu note, via Borsieri 37
(info 899700022),
biglietti 30-35 euro