«Dettagli» di nevrosi nelle pieghe della quotidianità

Quando Lars Norén fu ospite del Piccolo - nel 1994, in qualità di regista di Danza di morte, uno fra i testi più inquietanti di Strindberg - era pressoché sconosciuto in Italia. Eppure erano gli anni in cui la cultura scandinava cominciava ad attrarre un pubblico sempre più vasto; in cui una piccola casa editrice come la milanese Iperborea, che per prima aveva puntato sulla letteratura del Nord Europa, si vedeva sottrarre gli autori da Bompiani e Mondadori; in cui i film di Lars Von Trier (non proprio simili ai nostri cinepanettoni) facevano straripare le sale. Oggi che, con il macroscopico successo dei gialli di Stieg Larsson, il fenomeno ha forse raggiunto il suo apice, possiamo individuarne la causa in una sorta di profezia. Gli scrittori e gli artisti scandinavi, già agli albori degli anni Novanta, avevano intuito la disgregazione di certi modelli culturali (o meglio relazionali) su cui si reggeva la convivenza civile e ne davano testimonianza con estrema lucidità. La Scandinavia insomma era diventata la terra nella quale affiorava la coscienza sporca dell'Europa, nella quale il malessere si manifestava in un alto grado di purezza e trovava artisti pronti a indagarlo. I Tre quartetti di Norén, editi nel 1995 da Ubulibri ma scritti nel decennio precedente, si inserivano perfettamente in questo panorama. Le patologie nei rapporti familiari, gli asfissianti interni borghesi, i climi da crepuscolo permanente evocati dal drammaturgo svedese sembravano dei presagi, delle esasperazioni della realtà che avevano in sé qualcosa di minacciosamente familiare. Ora, a distanza di quindici anni da quella pubblicazione e dopo essere stato riconsiderato da pochi e temerari registi, Norén torna al centro dell'attenzione grazie al Piccolo Teatro, che gli dedica due spettacoli. Il primo va in scena da stasera al 28 febbraio nella Scatola Magica dello Strehler, con la regia e l’interpretazione di Fausto Russo Alesi. Si tratta di 20 novembre, un monologo incentrato su un fatto di cronaca accaduto quattro anni fa a Emsdetten, in Germania. Il 20 novembre del 2006 il diciottenne Sebastian Bosse, armato di un fucile a ripetizione, entrò nel suo liceo e fece fuoco su nove tra compagni e professori, prima di uccidersi. Basandosi sui diari del ragazzo, Norén descrive l'itinerario che conduce dalla percezione del fallimento individuale alla catastrofe collettiva, dimostrando quanto all'apocalisse abbiano contribuito l'aridità e l'implacabilità dei meccanismi sociali. Il secondo spettacolo, Dettagli, sarà in scena al Piccolo Studio dall'8 al 27 febbraio con la regia di Carmelo Rifici. In questo testo del 2002 (che come 20 novembre non è mai stato pubblicato in Italia) il drammaturgo prende di mira due coppie della borghesia intellettuale, quattro persone osservate nei loro rapporti familiari attraverso le pieghe della quotidianità, attraverso un pedinamento che le segue nei party mondani, all'ospedale, in aeroporto, in camera da letto… Con scrupolo quasi luterano, Norén perlustra dettagli di esistenze che non ammettono la propria infelicità, si addentra in ipocrisie stratificate sezionando ogni livello e squadernandolo sulla scena. Viene così a galla il rancore sommerso, la violenza implicita nelle relazioni, l'erotismo praticato per disperazione. Ad accomunare i due testi è la scrittura connotata da una strana mescolanza di lirismo e aggressività, un linguaggio obliquo, indiretto, disgregato, ma allo stesso tempo fluviale, inarrestabile e proprio per questo allarmante. Un linguaggio che sembra possedere una sottile propensione al delirio, una tendenza a disancorarsi dalla realtà che lo libera da qualsiasi tentazione contemplativa e che lo rende a suo modo fecondo.