Detto con ironia

Se non comprendo l'ironia, forse, o sono poco intelligente o l'ironia è fatta male. Su Internazionale, per esempio, il mio amico Luca Sofri si è messo a parlare di una sua passione adolescenziale per le spillette politicizzate di Mao e di Tito, e peccato che negli anni le abbia perse: «Spero che le nuove generazioni abbiano più cura di me delle loro sbandate da teenager. Spero che non buttino via le loro brillanti spillette dei “Giovani per la Libertà” di Forza Italia e che un giorno le ritrovino in una vecchia scatola, ci si specchino e si facciano una risata». Ecco: qui, per esempio, l'ironia non la capisco, oppure non c'è, non so. Perché mi viene da rispondere, a esser gentile, che i giovani di Forza Italia non hanno massacrato milioni di persone come i giovani maoisti. Mi viene da rispondere che tante persone che sono magari anche al governo, oggi, in Italia, magari pensano che le spillette di Mao non siano affatto il simbolo di tragedie di massacri, e le consideri anzi ciondoli nostalgici, reliquie che trovi in vendita alle feste di partito, la prova di quanto fossero formidabili quegli anni di «sbandate da teenagers»: ma d'altra parte rappresentano anche il più clamoroso e sanguinoso abbaglio politico della storia recente, e quindi sorridere fa sempre bene: ma certi paragoni, Luca Sofri, detto ovviamente con ironia, se li può mettere nel cumulo dei ricordi adolescenziali.