«Devastations», così finiscono gli affari di cuore in Australia

«Le questioni d’amore sono al centro delle nostre canzoni»

La locuzione latina nomen omen, tradotta letteralmente, significa «il nome è un presagio». Come a dire: nel nome è racchiuso l’essere, se non addirittura l’essenza della persona. Il concetto ben si adatta ai Devastations.
«In effetti, il marchio che abbiamo adottato per la band è in linea con l’argomento che trattiamo nei testi. Parliamo di “affari di cuore”, di ciò che viviamo sentimentalmente e, spesso, della “devastazione” che ti rimane dentro quando certe storie si concludono come non dovrebbero», confidano i tre rocker australiani, decisamente a proprio agio nel cesellare ballate dal fascino oscuro.
«Nelle nostre canzoni affrontiamo pressoché esclusivamente storie d'amore viste da diverse angolazioni. Storie che provano a scandagliare e anche a riflettere sul significato delle nostre vite interiori», aggiungono il cantante-bassista Conrad Standish, il chitarrista Tom Carlyon e il batterista Hugo Cran.
Tre ragazzi di Melbourne, Australia, che non hanno avuto nessuna esitazione quando si è trattato di trasferire il proprio quartier generale a Berlino. Niente di strano: in fondo, la capitale tedesca aveva già ospitato negli anni Ottanta un loro illustre concittadino, Nick Cave, dal quale sembrano prendere in prestito l’approccio decadente e alcune melodie strazianti. All’ombra del Muro, erano i primi anni Ottanta, l’ex leader dei Birthday Party, una delle formazioni più radicali del punk-rock australiano, cominciò a dedicarsi a quel suo ormai inconfondibile cantautorato blues-country-rock allucinato e maledetto che lo avrebbe trasformato in una delle voci più alte della musica contemporanea.
Ma non c’è solo Nick Cave (e i suoi Bad Seeds) nel background dell’emergente terzetto, che conta gia diversi estimatori nella Vecchia Europa (il cd di esordio, dal titolo omonimo, del 2004, fu designato album dell'anno dalla versione tedesca di Rolling Stone). Ascoltando infatti il crepuscolare Coal, il secondo album della breve ma proficua carriera dei Devastations, registrato tra Praga, gli studi dell'ex radio di Stato della Repubblica Democratica Tedesca e l'Australia, saltano all’orecchio anche tutta una serie di rimandi alle cupezze melodrammatiche di Leonard Cohen e al folk sognante e dal marcato senso del dramma incombente dei Tindersticks.
Devastations
La Casa 139, via Ripamonti 139, stasera, ore 22, ingresso 10 euro