«La devolution? Darà più poteri alla città»

Rita Smordoni

«La vittoria del sì al referendum significa il riconoscimento a Roma del ruolo di capitale, dal punto di vista istituzionale, finanziario e di guida della nazione». Ne è convinto Roberto Maroni, ex ministro del Welfare, che ha partecipato ieri alla presentazione del comitato romano «Ripartire dal sì», a favore del referendum costituzionale sulla devolution che si terrà il 25 e 26 giugno. All’incontro hanno preso parte il deputato di An Adolfo Urso, il parlamentare azzurro Ferdinando Adornato, il consigliere comunale Sergio Marchi (An) e il presidente dell’Osservatorio Parlamentare Federico Eichberg. «In uno stato federale - ha spiegato Maroni - è necessario avere un centro forte, altrimenti è il caos. La Lega ha accettato di mettere nella Costituzione il ruolo di Roma come capitale e di rafforzarlo in cambio di una maggiore articolazione dei poteri alle province e alle regioni». «Dal nostro punto di vista - ha proseguito l’esponente leghista - non c’è da preoccuparsi se i poteri del centro vengono rafforzati, purché contemporaneamente ci sia, dal punto di vista istituzionale e fiscale, un trasferimento di competenze e di risorse, e questo la Costituzione lo prevede».
I relatori hanno illustrato le principali novità introdotte dalla riforma costituzionale e hanno sottolineato come il federalismo e il premierato previsti dalla riforma sottoposta a referendum rispondano all’evoluzione in senso autonomistico del regionalismo e al bisogno largamente condiviso di rafforzare i poteri del governo. «I comitati per il sì che si stanno formando nella capitale, così come in tutte le regioni del Sud - ha sottolineato ancora Maroni - dimostrano che questa riforma non è contro Roma, come dice la sinistra, preoccupata solo che entri in vigore una riforma che impedisca i ribaltoni». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Sergio Marchi, promotore nella capitale del comitato del sì alla devolution: «Ai cittadini romani conviene votare sì al referendum perché la riforma non è contro ma a favore dell’Italia e di Roma, che in questo modo ottiene un potere legislativo che attualmente non ha. Roma diventerebbe un effettivo soggetto legislativo e le verrebbe riconosciuto quanto già previsto dallo Statuto regionale votato dalla giunta Storace».
Più poteri al premier, quindi, pur mantenendo fermo il ruolo di rappresentanza e di garanzia del Presidente della Repubblica, ma anche più poteri a Roma, con il riconoscimento dello status di Roma capitale e la possibilità di fare leggi nel campo dell’urbanistica, della mobilità, del traffico, nel quadro previsto dalla Regione Lazio. Il federalismo fiscale, inoltre, comporterà più libertà e risorse disponibili per la capitale. Tra i primi sostenitori del comitato romano per il sì al referendum figurano Roberto Polidori, vicepresidente Confcommercio Roma e l’avvocato Giancarlo Cremonesi, membro della giunta direttiva dell’Acer. Ma la lista degli aderenti comprende nomi eccellenti, rappresentanti del mondo della cultura, dell’associazionismo e dell’imprenditoria romana. Tra i tanti Elda Turco, professore ordinario presso la facoltà di giurisprudenza di Tor Vergata, lo storico dell’arte Egidio Eleuteri, storico dell’arte, l’editore Luciano Lucarini, Franco Ferrari, presidente dell’associazione «Amici della Caravella» e gli avvocati Francesco Caroleo Grimaldi e Tommaso Fausto Bruno.