Con Diabate, Plant e Einaudi suoni senza confine

Antonio Lodetti

Un grande show dove la musica vola sopra lo spazio, il tempo e le barriere di stili; un suono evocativo che parte da una forma originariamente indefinita per sfociare nel blues, nell’afro, nel jazz, in mille sfumature tutte da ascoltare. Giovedì al Teatro Nazionale di Milano la rassegna «Suoni & visioni» ha presentato il concerto in ricordo del grande bluesman del Mali Ali Farka Tourè. La serata è stata aperta da Toumani Diabate - mago della kora, antenata della chitarra usata dai griot, nonni dei bluesmen - con la sua Symmetric Orchestra. Diabate (che ha vinto un Grammy per il cd acustico In the Heart of the Moon in coppia con Tourè) sfodera tutta l’energia della sua big band in brani carichi di pathos e di gioia che sposano alla perfezione ritmo e melodia, strumenti antichi e moderni. Incredibili emozioni quando al gruppo si aggiunge Ludovico Einaudi accarezzando la ruvidità dei suoni con la sottile eloquenza delle sue melodie. La seconda parte del concerto - meno intensa ma più sensuale - vede sul palco i Tinariwen, gruppo di Tuareg che, giocando con tre o quattro chitarre elettriche, voci e percussioni, rinnova l’antica energia rituale del blues con brani ipnotici quali Massakhoul; per il gran finale si unisce a loro la rockstar Robert Plant. L’ex Led Zeppelin, afflitto da una brutta bronchite, ha saputo comunque dare un’impronta blues callosa e pulsante («in ricordo di Robert Johnson e Robert Petway», ha detto Plant) che ha suggellato la libertà creativa e la suggestività dello show.