Dializzati, l’odissea degli «orfani» del San Giacomo

Oltre al danno, la beffa per i pazienti del reparto di nefrologia e dialisi del San Giacomo. La Regione Lazio non solo ha chiuso la struttura ospedaliera del centro storico, ma non garantisce alcuna continuità nell’assistenza ai malati in emodialisi e in dialisi peritoneale. Per i quali, dopo la chiusura lo scorso 31 ottobre dei cancelli di via Canova, è iniziata una vera odissea. I quaranta malati bisognosi di cure nefrologiche sui generis sono stati catapultati nel centro dialisi del Sant’Eugenio. «Mi sono rivolta al reparto di nefrologia con una grave peritonite - racconta R.A. - ma non mi hanno ricoverato per assenza di posti letto». E il taglio dei letti per la degenza e terapia, ridotti da 14 a 4, è solo uno dei disagi dell’ospedale in piazzale dell’Umanesimo. Le forbici della Regione hanno sfoltito anche gli infermieri, da 24 a 6 unità. Ad aggravare la situazione, i locali per la dialisi che dovrebbe essere effettuata in condizioni di sterilità. «Veniamo curati in mezzo agli scatoloni e poco distanti dagli armadi dove sono conservate le nostre cartelle cliniche», spiega Anna Fontana, trapiantata.
Il malcontento cresce. I pazienti sostengono lunghe file per sottoporsi alla terapia, somministrata dopo le 23. Penalizzati dallo smantellamento del San Giacomo anche i medici che assistono a una riorganizzazione del reparto che non prevede, in realtà, alcuna integrazione. «La stanza di emodialisi è bandita per i dottori del San Giacomo, che devono aspettare fuori per visionare la nostra cartella medica», denuncia Aldo Calore, nefropatico. In effetti pare proprio che al Sant’Eugenio ci siano medici di serie A e di serie B. Da una parte si proroga al 31 agosto 2009 il comando di un medico, senza nomina da primario, prestato dal Sandro Pertini alla Asl Rm C, per un compenso pari a 89.248,19 di euro. Dall’altra si procede con un provvedimento disciplinare a vessare il primario del San Giacomo.
A difesa dei malati costretti a mettere mano al portafoglio due volte, si è schierato il consigliere regionale del Pdl Massimiliano Maselli: «Il primario del San Giacomo che ha conseguito un concorso pubblico dovrebbe coordinare il reparto. In beffa alla decantata economicità, il Sant’Eugenio ha in funzione due centri di nefrologia e quindi due primari. Per questo, ho presentato un’interrogazione urgente». «La chiusura del San Giacomo, già di per sé sofferta - prosegue Maselli - ha messo in evidenza un’altra storia di malasanità che questa volta vede come protagonista il commissario straordinario dell’Asl RmC. Il centro di riferimento regionale nefrologia e dialisi del San Giacomo, un vero e proprio fiore all’occhiello della sanità, è stato trasferito interamente presso l’ospedale Sant’Eugenio per essere accorpato al centro dialisi già esistente, diretto da un facente funzioni, comandato dall’ospedale Pertini. Il trasferimento non avrebbe dunque dovuto trovare ostacoli di nessun tipo: il direttore medico del San Giacomo, infatti, riconosciuto tale dopo aver conseguito questo titolo con un concorso pubblico, avrebbe dovuto naturalmente coordinare l’intero centro di nefrologia e dialisi dell’Asl RmC».