Dialoghi sull’onda di marea

Intervista impossibile? Sì, certo. Ma non per questo incredibile, e meno ancora inventata, anzi. È perfettamente, rigorosamente realistica, quella conversazione, che è un botta e risposta, fra Decio Lucano e Vittorio G.Rossi, fra il giornalista e scrittore e uomo di mare (e quante altre cose ancora, vero Decio?) che ha sempre molte cose da raccontare, e il giornalista e scrittore e uomo di mare (e quante altre cose ancora, vero signori della Cultura?) che fino al 1978, un giorno freddo di gennaio, ha raccontato in articoli, libri e conferenze il valore dell'«uomo nel suo antico posto d'uomo». Lucano ha scelto di pubblicarlo in un libro, il colloquio con il suo maestro di parole e di vita che voleva, pretendeva da sé e dagli altri storie scritte e vissute sulla propria pelle prima ancora di consegnarle alla pagina bianca. Il libro è titolato «Marrubbio» - spiega Lucano, capitano di lungo corso, docente, editore della rivista Tecnologie trasporti mare, esploratore di terre e di uomini - come il fluttuare del livello marino che avviene lungo le coste meridionali della Sicilia. Il livello sale e scende con un'escursione che arriva fino a quaranta centimetri. Un flusso e riflusso che, per chi vuole spingersi un po' più in là, riproduce bene come si allontanano e poi, in qualche modo, ritornano pensieri, ricordi, persone che hanno lasciato traccia ben più consistente di quella delle orme sull'arena. Vittorio G. Rossi, appunto. I suoi romanzi tradotti anche in giapponese, le sue corrispondenze da inviato per il Corriere della sera e per Epoca che sono pietre miliari di giornalismo militante (sul campo, non da scrivania), la sua capacità di divulgatore straordinario. E anche: le sue colazioni a base di focaccia al Bar Vittoria di Santa Margherita che era diventato una sorta di cenacolo letterario... Dunque, Rossi par dire a Decio: «Dove eravamo rimasti?». E torna a parlare, a «parlare parole» - ma aveva mai smesso? - di storia, scienza, religione, filosofia, gioventù, vecchiaia, guerra. Vita. «Cos'è il mare, cos'è l'uomo, e cos'è l'uomo di mare? Siamo ostaggi della tecnologia? Annullare le diseguaglianze individuali è andare contro natura?». Tutte cose di cui ha Rossi già scritto, di cui ha discusso e a volte polemizzato anche dopo aver compiuto quattro volte vent'anni, con verve, umorismo, competenza. Soprattutto competenza. Tutte cose che tornano a farci riflettere ora, pagina dopo pagina, con l'intervistatore Lucano che incontrò Rossi, lo frequentò e strinse con lui una salda amicizia profondamente ricambiata. E ora ricomincia, in qualche modo, a provocarlo, ben consapevole che lui, Vittorio G. Rossi, ha sempre la risposta giusta. Oggi. E domani. Con una sola raccomandazione, che però vale per sempre: «Presto entreremo dentro una tempesta, bisogna prepararsi, non avrai paura? Vieni con me che sono più vecchio di te, e prepariamoci a ballare». Un'ultima esortazione: «Ti aspetto ancora, e porta tanti amici. Ma prima del tramonto del sole». Sicuro, è così: basta guardare il mare. Prima o poi, il Marrubbio farà ancora una volta il suo dovere.
Decio Lucano, «Marrubbio», Ed. L’Automazione Navale (75 pagine, edizione fuori commercio).