«Dialoghiamo: e l’Udc dovrebbe ringraziarci»

Sulla norma antidroga che porta il suo nome: «Pronti a porre la fiducia sui 3 provvedimenti principali»

Luca Telese

da Roma

Il faccia a faccia pubblico con i giovani del suo partito è l’occasione per rispondere senza filtri - sui temi più roventi: ad esempio su diritti e legge elettorale. Però, se si vuole raccontare la serata di Gianfranco Fini alla festa di Atreju05, non si può non partire dall’esilarante intervento «truffa» (vedi box) ai danni del ministero degli Esteri. È il momento dell’ultima domanda: Fini ha parlato a braccio, rispondendo colpo su colpo a tutte le domande, stuzzicando addirittura un ragazzo che gli dava del lei: «O sono molto invecchiato, oppure siete in soggezione...». Non l’avesse mai detto. L’ultimo ragazzo gli chiede che cosa farà, da ministro degli esteri, per la causa dei Kazichi («la minoranza cattolica del Turkmenistan oggi perseguitata»), lui prima abbocca, poi ribatte con una battuta fulminante. Una parentesi goliardica che rivela il tono diretto, infatti il confronto con i giovani è serratissimo e pieno di cose. Rispondendo a una domanda, per esempio, Fini affronta il problema della legge elettorale replicando all’Udc: «Siccome sono convinto che Marco Follini sia un bipolarista convinto, gli dico che il bipolarismo deve essere incardinato nella riforma della Costituzione: il governo votato nelle urne non può essere sostituito da un altro costituito nelle aule parlamentari». E poi, ai ragazzi: «Ricordate quando vi chiesi di andare a raccogliere le firme per il referendum maggioritario, ad agosto?». Dalla platea parte un brontolio: «Sìììì» (se lo ricordano). «Ebbene - prosegue il ministro degli Esteri - se dopo quello che abbiamo fatto per il maggioritario accettiamo di dialogare su una riforma, i centristi dovrebbero veramente cominciare con il dire “Grazie per la vostra disponibilità a discutere”, poiché ben sanno quale fossero le nostre convinzioni precedenti». E poi, dettando i punti che considera irrinunciabili per An: «Se le nostre condizioni verranno rispettate - spiega Fini - quando sarà scritto nella Costituzione che il ribaltone non si può fare, allora sì che si potrà ragionare di proporzionale: tutti devono essere uniti dal vincolo di coalizione e l'indicazione di premier e programma. Ma certo non potrà mai più accadere che si possano prendere voti con le mani libere, come avveniva un tempo, che ci possano essere transumanze, ribaltoni, un centro variabile o volubile che prende voti da una parte e li porta dall'altra». Anche queste parole sono salutate da un’ovazione e condite da un piccolo retroscena, che dimostra come intorno alla festa di Azione Giovani si sia mossa una piccola diplomazia. Mercoledì l’ospite d’onore di Atreju era Marcello Pera, e ieri Fini ha incontrato proprio lui a Palazzo Madama. Il giorno prima Pera chiedeva ai giovani di An «è possibile che la destra dimentichi le sue radici?» e ieri Fini - per parafrasare Nanni Moretti - ha detto una cosa molto «di destra», sulle tossicodipendenze: «So bene che la legge che porta il mio nome non è stata ancora discussa - ha detto rispondendo a un ragazzo - ma voglio anche annunciarvi che stiamo pensando di estrapolare dai testi i tre provvedimenti più importanti su cui preparare un decreto, o su cui chiedere una fiducia: anche perché sarebbe un paradosso che lo stato sanzioni chi non mette il casco, e magari gli permetta di drogarsi». Poi precisando: «Sanzionare non vuol dire incarcerare, in galera ci deve andare solo chi viene trovato con un chilo di eroina, ma deve essere chiaro che non può esistere la libertà di assumere stupefacenti».
Certo Fini, su altro fronte ribadisce le sue idee sui temi della procreazione delle liberta individuali, conferma che pur essendo contrario all’aborto, non ritiene opportuna una revisione della legge 194: «Lo sapete, su queste questioni ho una posizione liberale classica. Una eventuale riforma della 194, che non ritengo opportuna, sarà decisa dal tipo di maggioranza del prossimo parlamento». E quindi, sul tema dell’identità: «Proprio perché abbiamo difeso l’idea di patria in tempi non sospetti, possiamo combattere il razzismo: è l’assenza di valori che produce la paura del confronto con l’altro, la xenofobia». E poi, rispondendo ad un dirigente del sud, Fabrizio Tatarella: «Mi hai visto già a tre feste, perché adesso ho ripreso ad occuparmi del partito, e non solo solo: abbiamo avuto dei contrasti, è vero, ma con questa attenzione potremo risolverli, An è una casa trasparente».