Dialogo e consenso internazionali per uscire dal tunnel

Gli appuntamenti previsti questa settimana tra Bruxelles e Roma costituiscono due momenti di confronto importanti per la comunità internazionale. Stiamo attraversando un periodo in cui ogni continente ed ogni nazione si trova a fronteggiare sfide economiche senza pari. La crisi attuale, che ha un carattere generalizzato e di cui il Regno Unito sta soffrendo in questo momento più dell'Italia, non è stata innescata da una serie di fallimenti macroeconomici nazionali, bensì da un fallimento senza precedenti di sistemi finanziari internazionali e nazionali, i quali sono totalmente interdipendenti ed interconnessi.
Questo è un momento critico in cui i Paesi si trovano di fronte ad una scelta fondamentale: ritirarsi dalla globalizzazione e ridurre la crescita mondiale, oppure affrontare i problemi di un nuovo ordine mondiale operando i necessari adeguamenti per garantire un futuro migliore.
Il Regno Unito, come l’Italia e altri Paesi, ha intrapreso una serie di interventi nazionali per stabilizzare e rilanciare la propria economia. C’è stata la ricapitalizzazione delle banche, è stato garantito il risparmio, sono stati ridotti i tassi d’interesse, sono stati introdotti nuovi benefici ed eliminati gli ostacoli ai crediti bancari. Si tratta di interventi sensati e validi, ma da soli sono privi di effetti straordinari. In ogni singola fase, è possibile moltiplicare notevolmente i benefici per l'occupazione e per la crescita derivanti da tali interventi se questi vengono coordinati con i partner internazionali.
Con le rispettive presidenze del G8 e del G20, Italia e Regno Unito hanno il dovere specifico in questo momento di garantire l'effettiva attuazione di questo coordinamento internazionale.
Dobbiamo lavorare uniti all'istituzione di un sistema finanziario internazionale efficace e più adeguato per il XXI secolo. Occorre monitorare adeguatamente i flussi di capitale internazionale; occorre una regolamentazione internazionale più efficace di questi flussi di capitale, inoltre occorre garantire trasparenza e concertare norme di corporate governance.
Nel suo intervento all'ultimo World Economic Forum, il primo ministro Gordon Brown ha affermato che è necessario che le nazioni ricreino la fiducia nel sistema bancario, sostituiscano il «patchwork delle leggi attuali» e concordino norme internazionali di trasparenza. Ha aggiunto che «in futuro il mondo lavorerà al meglio solo se lavorerà unito».
Sono molte le opzioni disponibili. Le banche potrebbero prendere in considerazione la riduzione della propria reciproca esposizione invece di ridurre i loro crediti alle imprese ed alle famiglie. Le istituzioni finanziarie internazionali e le banche di sviluppo potrebbero accrescere i crediti per compensare il ritiro delle banche dal settore privato, che riguarda soprattutto i Paesi in cui il Tesoro nazionale non è in grado di contrastare il rapido ritiro di capitale.
Un ruolo diverso della Banca Mondiale potrebbe portare all'ampliamento dei crediti per progetti vitali per le infrastrutture, per l'ambiente e per la lotta alla povertà. L'International Finance Corporation potrebbe aiutare il commercio mondiale con maggiori finanziamenti alle esportazioni.
Il primo ministro Brown ha aggiunto che i governi dei vari Paesi hanno «il dovere urgente di confrontarsi con le sfide della leadership». La priorità assoluta deve essere rappresentata dai milioni di persone preoccupate per il proprio lavoro e la propria vita.
Dopo il G7 a Roma del prossimo fine settimana, il vertice del G20 a Londra, previsto per il 2 aprile, darà seguito al vertice di Washington dello scorso novembre e rappresenterà un altro passo importantissimo per ottenere il consenso internazionale su come lavorare insieme per risolvere la crisi attuale e ricostruire le economie mondiali. Noi continueremo a collaborare strettamente assieme ai nostri partner italiani per raggiungere questo obiettivo, a beneficio di tutti i nostri cittadini.
E continueremo a sostenere che l'unico modo per andare avanti è attraverso il dialogo ed il consenso internazionali, invece di ritrarsi nel protezionismo nazionale e nella “deglobalizzazione”.
*Ambasciatore britannico in Italia