Il dialogo impossibile coi fanatici dell’islam

Caro Granzotto, le segnalo questo articolo apparso nella cronaca di Savona del Secolo XIX. Titolo: «Allontanate da un musulmano perché indossavamo il bikini». A essere coinvolte nella vicenda sono tre turiste piemontesi, Chiara, Eleonora e Silvia, poco più che ventenni, alessandrine, giunte a Varazze di primo mattino. Ecco il loro racconto: «Ci siamo recate sulla spiaggia libera di ponente come facciamo ogni fine settimana. C'erano pochissime persone, sì e no una decina. Con sorpresa, abbiamo visto uscire dal mare due donne che indossavano una sorta di tonaca. Abbiamo pensato che fossero monache. Invece, ci siamo rese conto che erano giovani nordafricane, forse cittadine francesi di origine maghrebina. Tranquille, ci siamo tolte jeans e camicetta e siamo rimaste in bikini. Tutto a un tratto, uno dei tre uomini che erano con loro ci ha aggredito verbalmente. In un misto di francese, spagnolo e italiano ci ha chiesto se non provavamo vergogna a mostrare le nostre nudità e che eravamo indecenti. Poi ci ha ordinato di andarcene o di rivestirci. Abbiamo avuto paura e ci siamo allontanate. Dobbiamo dire grazie a un anziano varazzino che ci ha protette e consolate. Noi, rispettose delle abitudini altrui, non abbiamo certo imposto alle due donne di spogliarsi. Perché i loro uomini, invece, vengono a fare i prepotenti e gli intolleranti in casa nostra?».


È andata ancora bene, caro Simonetti. Pensi se ad accompagnare le ragazze ci fossero stati tre marcantoni e che questi, di fronte al berciare dei gentili ospiti maghrebini, avessero risposto: «Se vi dà tanto fastidio vedere gente in costume da bagno, giratevi dall'altra parte. O, meglio ancora, fate fagotto». Ne sarebbe probabilmente nata una rissa immancabilmente rubricata, il giorno appresso, come violenta manifestazione (o rigurgito, dipende) di razzismo e di intolleranza. Perché così, oramai, vanno le cose. E i gentili ospiti lo sanno, approfittandone a mani basse. Non li si può mandare a quel paese - come manderesti un bresciano o un messinese indisponenti - che quelli subito strillano al razzismo.
Che poi, dopo averle invase di vuccumprà con le loro carabattole e i loro ciaffi, vengano a dettare legge anche sulle spiagge, questo è il colmo. Con tutto il rispetto per il loro credo, le loro usanze e le loro tradizioni, quando si tratta di bagnanti meglio farebbero a tener la bocca chiusa. Forse lei ricorda, caro Simonetti, un fattaccio, riportato dai giornali, avvenuto su una spiaggia turca (di quella Turchia che Romano Prodi vorrebbe talmente europea, civile ed evoluta da pretenderla nell'Ue quale ventottesimo Stato membro). Un gruppo di giovanette, ovviamente avvolte nelle palandre regolamentari, stava facendo il bagno quando il reflusso di un'onda le trascina al largo di qualche metro, in acque dove non avevano più piede. Alle loro grida accorre gente e diversi volenterosi entrano in acqua per procedere al facile salvataggio. Ma dal gruppo di donne che aveva accompagnato al mare le giovinette si leva una voce: «Sono delle vergini!». E siccome la sharia proibisce all'uomo di toccare una vergine, siccome nessuna donna presente sapeva nuotare, siccome le palandre impedirono anche alle più agili di togliersi da sole d'impiccio, le vergini bagnanti morirono tutte annegate. A una decina di metri dalla battigia. Con gente così che si fa? Si apre un dialogo?