Dialogo o pugno di ferro? Con la movida violenta il Comune non sa che fare

Dialogo sì, dialogo no, dialogo forse. La giunta Pisapia naviga già a vista. Perché i timonieri sono tanti. Sicuramente troppi. E le rotte le più diverse. Si sapeva, ma di fronte alle prime burrasche c’è già il diario di bordo a raccontare di uno «smiracolo a Milano», come ha già sentenziato anche Marco Travaglio. Assunzioni di compagni di partito, il varo di una manovra da vampiri con l’aumento delle tariffe e l’introduzione di nuove tasse che tutti nel centrosinistra hanno votato turandosi il naso, ma di cui nessuno si vuol dire padre. Ed è rimasta figlia di nessuno. O, meglio, del democristiano di lungo corso Bruno Tabacci e di Pisapia. Lasciato solo. Con la Cgil a dargli del Tremonti e quelli di sinistra del bottegaio impegnato a fare i conti.
Poi il classico dell’estate. La movida alle Colonne di san Lorenzo. Che con le giunte Albertini e Moratti era semplicemente una questione di fracasso notturno, di sonno perso per i residenti, del parroco che si lamentava e magari di un po’ di fumo spacciato. E che, invece, con l’invito al dialogo di Pisapia si è già trasformata in guerriglia urbana. Come quella che venerdì sera ha sconvolto le strade del Ticinese. Ed è solo l’inizio. Quasi che i cattivi ragazzi dei centri sociali abbiano già fiutato che il nuovo genitore non è proprio uno di quelli con il polso forte. Che con qualche spallata si possa «riprendersi la città» al motto di «Pisapia è anarchia».(...)