Dialogo senza barriere

Può sembrare strano, ad una lettura superficiale, che il comunicato finale del Meeting si concentri su uno degli incontri che non ha avuto l'attenzione della grande stampa: la presentazione della prima edizione in lingua araba de Il senso religioso di don Luigi Giussani. Tuttavia, ad un più attento esame, si possono capire e condividere le ragioni profonde di questa scelta. La traduzione in arabo di un testo come Il senso religioso, che affronta e motiva sistematicamente il tema del Meeting, vale a dire la ragione concepita come apertura al Mistero, testimonia che questa affermazione vale per ogni io, in ogni luogo e tempo. In modo sorprendente lo hanno affermato in questo incontro il professor Farouq Wa'il, dell'Università de Il Cairo, e Said Shoaib, giornalista de Il Cairo, dichiarando di condividere il punto centrale del libro di don Giussani: la concezione dell'uomo come domanda di significato da cercarsi nel reale, come hanno testimoniato anche Magdi Allam e Valentina Colombo (ricercatrice IMT di Lucca) nei rispettivi incontri. Ogni etnia, cultura, religione, deve misurarsi e paragonarsi con questa verità perché vi sia possibilità di vero dialogo. Ha echeggiato questa concezione il professore di diritto della New York University, l'ebreo Joseph Weiler, nell'incontro di chiusura in cui ha presentato, con Giancarlo Cesana e il ministro Pierluigi Bersani, l'ultimo libro di don Giussani Dall'Utopia alla Presenza, raccolta di appunti e sintesi di assemblee e incontri del sacerdote milanese con i responsabili universitari del suo movimento negli anni '70.
Anche nella tradizione ebraica una vera esperienza educativa non può che avere a tema la scoperta del cuore, termine che la Bibbia utilizza per descrivere la ragione dell'uomo appassionata al reale, conscia di non poterlo misurare, e aperta all'insondabile Mistero e alla sua rivelazione. Quando si parte da questa concezione dell'uomo, approfondita anche da altri protagonisti del Meeting come il teologo spagnolo Javier Prades e molti altri, si può accettare l'avventura della conoscenza, della scoperta del reale, della costruzione di una convivenza tra persone e tra popoli basata sulla pace. Una ragione non ideologica può affacciarsi alla scienza scoprendo che essa non confligge con la fede, ma necessita di una visione religiosa del reale, come ha mostrato il cardinal Christoph Schönborn parlando di evoluzione, nonché i numerosi incontri in cui scienziati di fama mondiale hanno parlato del concetto di infinito nella scienza, della Via Lattea, della conoscenza dell'universo. Una ragione che rispetti la vita può affrontare i temi scottanti della bioetica in modo aperto, ma al tempo stesso, rispettoso del carattere unico e irripetibile di ogni persona, come hanno mostrato i professori Giorgio Israel ed Edmund Pellegrino. Una ragione che scopra ogni aspetto della realtà come segno dell'Infinito, che cerchi le tracce della Rivelazione nell'uomo stesso e nelle cose che lo circondano, in un atteggiamento di contemplazione operosa, ha dato vita all'opera cristiana che nel corso dei secoli ha costruito la civiltà europea, come hanno testimoniato i monaci benedettini del monastero della «Cascinazza» insieme al banchiere Giovanni Bazoli e al professor Marco Bona Castellotti. Da qui nasce l'avventura nella vita moderna, nell'economia e nella politica, innanzitutto contrappuntata da «fatti di vita nuova», come i tentativi di lavoro nelle carceri della cooperativa Giotto di Padova, o i numerosi esempi di nuova imprenditoria e opere sociali descritti al Meeting.
Perciò l'innovazione che nasce dalla creatività di tante piccole e medie imprese, ben descritta dal libro del presidente della Compagnia delle Opere Raffaello Vignali, la richiesta di liberalizzazioni che rispettino la libera iniziativa degli operatori sociali ed economici, la necessità ribadita di una liberalizzazione dell'istruzione che permetta l'investimento in capitale umano, l'emergenza educativa perché giovani e non più giovani si assumano responsabilità, sono stati coerenti argomenti trattati con i numerosi imprenditori, studiosi, amministratori, responsabili del mondo associativo (tra cui Bonanni, Epifani, Montezemolo) confluiti al Meeting. Da qui è partito il rilancio della sussidiarietà come metodo che valorizzi ogni tentativo nella società di singoli io e di movimenti, usando a pieno la ragione in tutti questi aspetti dell'agire sociale ed economico. Proprio la sussidiarietà, in un clima di dialogo libero e aperto tra posizioni diverse, finalizzato alla ricerca del bene comune, è stato il contenuto dei numerosi incontri con i politici, da quello inaugurale con il presidente del Senato Franco Marini fino all'incontro dell'Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà. Desiderare che anche in questi aspetti prevalga una ragione come apertura permette di dialogare con tutti, approfondendo la propria identità ed evitando di farsi strumentalizzare da chi vuole mettere l'impegno partitico in prima fila. Perché chi ha vissuto il Meeting sa che questa ragione aperta anela alla verità: sarà proprio questo il tema del prossimo anno.
* Presidente Fondazione per la Sussidiarietà