«Il dialogo è un sogno bello e impossibile, con questi interlocutori non si può parlare»

Caro Massimiliano Lussana, la proposta è allettante: una grande coalizione che metta da parte le proprie barricate unendosi su quei valori comuni ed utili alla collettività. Un sogno, ma in un paese dove (con le dovute eccezioni) la parola «coerenza» è una delle più temute (quanto Prodi teme le elezioni...) mi sa che è quasi impossibile.
Ci sono riusciti in Germania, paese dove la coerenza talvolta raggiunge l'assurdità (la cieca fedelta al nazismo fino alla completa distruzione ne è prova tangibile); qua vi immaginate cercare di governare con personaggi quali gli attuali governanti nazionali e locali, incollati disperatamente alle poltrone e che dicono una cosa per poi farne un'altra (o non farne alcuna)?
Parliamo del Terzo valico, dipinto in campagna elettorale come fondamentale e prioritario dall'attuale governatore regionale, ma subito rinnegato ed ignorato per non minare il già precario equilibrio all'interno dell'attuale maggioranza parlamentare?
Io vedo come unica strada percorribile, opposizione ferrea e contemporanea creazione di un partito unico o se preferisci di una confederazione, con un solo candidato e un solo programma chiaro e condiviso.
Non esiste un partito unico di centro-destra in Italia? Bene, creiamolo noi! Da un Genovese è nata l'America... da uno scoglio di Quarto è nata l'Italia... da Genova parte la Confederazione di Centro destra! (nel caso vorrei i diritti d'autore!)
È troppo chiedere ai partiti e ai loro esponenti di mettere da parte i loro micro interessi di nicchia per quelli della collettività?
Presupposto fondamentale è che l'appoggio politico sia incondizionato e disinteressato da parte di tutte quelle forze alternative a questa attuale maggioranza, evitando figuracce in stile collegio dieci - era il dieci vero? - (vergognatevi!) o tentennamenti alla Follini che ci sono costati la guida del Paese; serve poi tanta voglia di lavorare non per i vantaggi che dà l'appartenenza al mondo politico, ma esclusivamente per cambiare veramente Genova e la Liguria (o perlomeno iniziare a cambiare rotta).
Contemporaneamente si tratterà di scegliere un nome che sia gradito alla gente, possibilmente con poco passato politico.
Infine, il programma per il quale basterà fissare (consultandosi anche con personalità esterne di valore quali ad esempio lo stesso Berlusconi che a idee è secondo a pochi) una decina di punti quadro (porto, terzo valico, ordine pubblico, viabilità, ri-nomadizzazione degli zingari...) per poi integrarli ascoltando quello che vuole la parte più importante della politica... quelli che teoricamente dovrebbero essere i sovrani... le persone.
Sta nella coerenza e nell'unità di obbiettivi la vera possibilità di cogliere un risultato positivo.
Pensiamoci, ma in fretta perchè le elezioni sono alle porte.