«Diamo agli spezzini l’internet del futuro»

Chiariamo subito un punto: siete il partito di Beppe Grillo, volete mettere la politica in mano ai comici?
Paolo Bertolotti, all’evidente provocazione della domanda, non si scompone. Lui - 42 anni, genovese residente a Lumarzo, artigiano e leader riconosciuto del «Movimento di partecipazione», simbolo il P greco -, ci va a nozze con le battaglie e, soprattutto, con le dietrologie di comodo che gli hanno affibbiato fin da quando s’è messo alla testa del Comitato contro l’inceneritore in Fontanabuona. E allora, replica con calma e una valanga di precisazioni. «Preciso innanzi tutto - attacca - che a volte sono proprio i comici a dire le cose più serie, anche in campo sociale e politico. E Beppe Grillo di cose serie e condivisibili ne dice tante».
Allora conferma?
«Un momento. Voglio dire semplicemente che lui ci ha fatto gli auguri (anche se molti hanno detto che ci ha scritto una lettera, ma non è vero), e sposa alcune battaglie che sono anche nostre. È anche vero che alcuni aderenti al nostro movimento hanno un rapporto diretto con lui tramite il famoso blog-meet up che l’attore mantiene vivo sulla rete. Michelangelo Trombetta, ad esempio».
Ecco, proprio il vostro candidato sindaco a Genova!
«No, non precipitiamo le cose. Trombetta è il candidato alle primarie del movimento che decideranno il nostro rappresentante per il vertice di Palazzo Tursi. È chiaro che Trombetta ha già una sua visibilità, ma da qui a dire che è stato scelto ce ne corre. Sarebbe contraddire lo spirito e le ragioni della nostra presenza nello scenario politico».
Spirito e ragioni che si traducono in che cosa?
«Nella partecipazione effettiva dei cittadini. In questo senso, anche l’apparentamento radicato con Grillo non regge più di tanto, visto che lui ha detto che non vota, mentre noi vogliamo partecipare sempre, col voto e anche oltre il voto».
Difficile da spiegare alla gente.
«Eppure la sensazione che abbiamo avuto fin dall’inizio della nostra attività, nell’ormai lontano 2002, ci spinge a essere ottimisti. I cittadini si sentono esclusi dal vero e proprio potere decisionale. Dopo che sono andati alle urne a votare si accorgono che non contano più di tanto. Fanno e disfano tutto loro, i politici, gli amministratori locali e nazionali. Una volta conferita la delega, non è previsto nessun vincolo».
Voi, invece, volete che a decidere sia la gente.
«Eccome. Ci siamo sempre ispirati, del resto, ai principi enunciati dallo scomparso Pierluigi Zampetti e alla sua Teoria della democrazia partecipativa, per una critica al monopolio del potere esercitato da una minoranza (la classe politica) invece che dai cittadini come sarebbe auspicabile e previsto dalla Costituzione».
Vi collocate a destra o a sinistra?
«Stiamo col Movimento di partecipazione. Proprio per l’analisi che abbiamo fatto prima, sui temi che ci stanno a cuore non c’è differenza fra destra e sinistra».
Per questo avete deciso di scendere nell’arena elettorale.
«Saremo presenti senz’altro a Genova, con una nostra lista organica, per le comunali e le circoscrizionali. Abbiamo già le firme di presentazione, i nostri aderenti si sono mobilitati, organizzano banchetti ogni sabato».
Dica, Bertolotti: siete così tanti?
«Per ora, in Liguria e Piemonte, contiamo su tre circoli, a Lumarzo (dove abbiamo tre consiglieri comunali), Genova e Cuneo. Altri circoli sono in attività e in via di formazione in Italia. Poi ci sono i simpatizzanti».
Puntate a far eleggere molti consiglieri?
«Non ci montiamo la testa. Ma abbiamo constatato che la partecipazione dei cittadini è un obiettivo condiviso anche da molti che si sono staccati dalla politica, astenendosi dal voto. Puntiamo a indirizzare anche questi cittadini nel canale decisionale. Una bella sfida, ma merita di essere combattuta».