Diamo la cittadinanza italiana a «Faccetta nera»

Caro Granzotto, anni fa ebbi il piacere di intervistare per il Giornale Faccetta nera, ovvero la dolcissima Maria Vittoria Aradam (articolo del 25 luglio 2003). Ella si trovava in Italia quando aveva ereditato i beni del militare che la salvò dai bombardamenti sull’Amba Aradam (tale Pasquino Citi), il quale riuscì a mettersi in contatto con lei diversi decenni dopo quel conflitto. Premesso che, a quanto ne so, la canzone già esisteva (era stata presentata a Roma nel giugno 1953) e fu quindi la bimba Maria Vittoria a essere identificata in essa dalle nostre truppe in Etiopia, Faccetta nera dovrebbe avere oggi 74 anni. Uscito il pezzo, il collega e amico Lino Pellegrini scrisse all’allora presidente Ciampi per chiedere che a questa «storica» fanciulla venisse concessa la cittadinanza italiana. La risposta fu un cortese diniego motivato da questioni legislative e procedurali. Perché non prova lei, seguitissimo e dirompente Granzotto, a lanciare dalla sua rubrica un appello affinché questa signora, che ama l’Italia più di molti italiani, possa vedere realizzata la promessa fattale dalla canzone? Pensi solo al piacere di quanti griderebbero allo scandalo...
Vero, caro Carozzi, e scusami se ho omesso di ricordare quell'intervista. Vero anche che Faccetta nera, la «Canzone dei Legionari», è precedente alla presa dell'Amba Aradam. Allegando una poderosa documentazione anche iconografica, il lettore Giuliano Fiorani di Lovere, in quel di Bergamo, mi scrive: «In riferimento alla canzone Faccetta nera preciso che è stata scritta da Micheli e musicata da Riccione nell'aprile 1935, lanciata da Carlo Buti la sera del 24 giugno a Roma, al Teatro Capranica. Preciso: aprile 1935, ben prima del 2 ottobre '35 quando Mussolini da Palazzo Venezia: «Camicie Nere della rivoluzione, uomini e donne di tutta Italia, italiani sparsi oltre i monti e oltre i mari: ascoltate!... Un'ora solenne sta per scoccare...» erano le 16.30, il resto è risaputo. L'Amba Aradam venne presa dopo aspri combattimenti tra il 10 e il 15 febbraio del '36. Aggiunge Fiorani che nel 1999 l'ottantanovenne ex legionario Pasquino Citi riuscì a stabilire un contatto epistolare con l'ormai sessantaquattrenne Maria Vittoria-Faccetta nera venendo a sapere che si era sposata con Andom Berhane, un copto fattosi cattolico, che aveva tre figli e uno di questi lavorava a Udine dai Padri salesiani. Saputo che aveva perso la casa di Asmara a seguito della guerra fra Etiopia e Eritrea, Citi le inviò 55 milioni perché ne acquistasse una nuova. Poi la fece venire in Italia, ma per breve tempo perché le cosiddette autorità competenti non le rinnovarono il permesso di soggiorno. Citi si spense nel gennaio 2002 lasciando Faccetta nera erede di ogni suo bene. Maria Vittoria tornò allora in Italia decisa a rimanervi, ma anche questa volta non le fu rinnovato il permesso di soggiorno. Partendo, disse: «Parlo italiano, cucino italiano, sono cattolica allevata da suore italiane e sono stata salvata dagli italiani. Mi sento italiana, amo l'Italia e vorrei morire da cittadina italiana». Non sapevo, caro Carozzi, del rifiuto - garbato quanto si vuole, ma sempre di un no si trattò - del presidente Ciampi, il buon Ciampi, il generoso, paterno Ciampi, di concedergliela, quella benedetta cittadinanza. Ma non ho dubbi che nonostante il contesto storico della vicenda gli risulti urticante, il presidente Napolitano porrà riparo. Il tempo stringe, caro presidente...
Paolo Granzotto