«Diamo la mutua agli animali» Il dialogo riparte da Fido e Fuffy

Disegno di legge bipartisan presentato da Amati (Pd) e Bianconi (Pdl): garantiamo l’assistenza a cani e gatti. Firmano anche Zavoli e Casson

da Milano

Come cani e gatti. Talmente tanto che alla fine si devono esser convinti che è lì, che prendono voti, scambiando i provvedimenti a sostegno delle mura domestiche con quelli per gli animali domestici. E così è in nome della salute delle quattrozampe che hanno firmato il compromesso storico. Perché, così pare, è urgente anzi determinante creare un servizio sanitario nazionale per le bestiole, che segua le stesse regole che il welfare applica ai loro padroni.
E insomma. C’è Marco Pannella che se non mangiava un gelato ci lasciava la pelle a furia di far lo sciopero della fame per l’elezione di un giudice della Consulta, c’è la crisi internazionale dei mercati eppure ogni volta che un esponente dell’opposizione dice che i provvedimenti del governo in difesa dei consumatori vanno appoggiati fa la figura del genio dell’assunzione di responsabilità, ci sono le riforme da fare ma riuscire a farle assieme pare ancora utopia, ed ecco che Pd e Pdl il dialogo lo riaprono per Fido e Fuffy.
«Misure per l’istituzione del servizio sanitario veterinario mutualistico e norme a favore della cura di cani e gatti» si intitola il disegno di legge che centrodestra e centrosinistra si affannano a definire «bipartisan». Lo hanno presentato in Senato Silvana Amati del Pd e Laura Bianconi del Pdl e il segnale di disgelo dev’esser parso di tale portata che al testo hanno aggiunto le firme anche personaggi di rilievo come il giornalista Sergio Zavoli e il magistrato Felice Casson insieme con altri undici inquilini di Palazzo Madama. La presentazione all’Italia avverrà oggi in pompa magna, con una conferenza stampa alla quale parteciperà anche il sottosegretario leghista alla Salute Francesca Martini e che verrà moderata da Licia Colò, la conduttrice di trasmissioni in tema come «Alle falde del Kilimangiaro». Alla presenza, naturalmente, di associazioni, enti, coordinamenti di animalisti, volontari e veterinari.
La rivoluzione è epocale e infatti verranno stanziati 10 milioni euro l’anno da subito e si suppone per sempre. Trattasi di dare assistenza gratuita alle bestiole, sempre che il loro reddito non superi la soglia di povertà, s’intende, perché, sia chiaro, i più deboli non pagheranno per i più ricchi, questione di giustizia sociale. Con regole ferree, i cani per esempio «ai fini della fruizione delle prestazioni devono risultare iscritti all’anagrafe canina». E con un occhio di riguardo ai randagi, che se restano per strada, un po’ come certi minori dei quartieri disagiati, possono diventare pericolosi, ma se vengono adottati avranno accesso alle possibilità di tutti gli altri, il che rende necessario non far pagare la prima visita a chi farà la grazia di prenderseli in casa.
Del resto, avverte il presidente della Società italiana di medicina veterinaria preventiva Aldo Grasselli, l’intera normativa sul randagismo potrebbe essere rivista, perché «non si tratta più solo di cani o di gatti, ma anche di altre razze penetrate nelle famiglie e poi abbandonate». Ecco. Le tartarughe vorremo mica lasciarle senza cure. E i pesci rossi? Per non parlare degli scoiattoli americani: pare stiano diventando più cattivi dei topi, ma i centri temporanei di accoglienza per l’espulsione ancora non ci sono, quindi nel frattempo tocca curarli.