Diane Schuur: grande classe e poca anima

Antonio Lodetti

Cambia repertorio con facilità Diane Schuur con l’estensione vocale di formidabile ampiezza (quattro ottave) e la tessitura colorita della dizione. Canta il blues (nel suo palmares anche un disco con B.B. King), la ballata jazz, a volte tracima nel pop. Ora, nella tournée italiana, con una sei giorni al Blue Note di Milano, ha dato sfogo alla sua passione per i suoni caraibici e sudamericani che dominano il suo ultimo album Schuur Fire. Come nel cd arriva con il colorito ensemble Caribbean Jazz Project dell’ottimo vibrafonista Dave Samuels in un concerto all’insegna del ritmo e del divertimento. Le vivaci esplosioni del suo canto, i melismi e gli esplosivi acuti non bastano però a superare un clima di generale freddezza. La Schuur è una grande professionista, ma qui c’è tanta tecnica e poca passione. Sarà il numero eccessivo di spettacoli (due per sera), sarà il pubblico un po’ distratto dal cibo e dalle chiacchiere (la cantante si è lamentata più volte chiedendo il silenzio) ma i brani scorrono senza graffiare particolarmente. Solo nel finale cresce il tasso emotivo dello show con Look Around di Sergio Mendes e una liberatoria Poinciana che unisce grazia jazzistica, suggestioni latine e feeling. La band (Diego Urcola alla tromba, Dario Eskenazi al piano, Oscar Stagnaro al basso, Mark Walker e Robert Quintero alla batteria e percussioni) guidata da un grande Samuels, ha sostenuto al meglio la Schuur con ritmiche pulsanti, cangianti trame armoniche, lampi di puro jazz alternati a momenti quasi ballabili. Ma alla fine rimane uno show da crociera di lusso; Diane Schuur è in grado di regalare emozioni più forti e più profonde.