Diario del bersagliere avvilito

Carissimi direttore e redazione, in merito alla proposta della Giornata del Riscatto, a testimonianza che l’8 settembre fu una catastrofe, morale e politica, accludo quanto scritto sul diario militare di mio marito, bersagliere di Salò sul fronte a Ospedaletti, diario che prima o poi sarà pubblicato. Quanto al fatto che in Belgio costrinsero all’abdicazione Re Leopoldo perché non lasciò il Paese per organizzare la Resistenza fu certamente una scusa: non sopportavano a Corte la seconda moglie, bella e autoritaria.
Ricordo i titoli sui giornali per anni. Un re prigioniero col suo popolo fu sicuramente motivo di grande conforto e ammirazione. Ho attenuato con «imbevuti» quello che mio marito ha definito «imbastarditi dall’ideologie bolsceviche».
Ma se ritenete più giusto il modo di dire di mio marito fate pure, correggerò anch’io sul diario. Ho bisogno di aiuto fidato per far stampare il libro.
Tanti saluti

«8-9-44 XXII»
Questa data non può ricordarmi che cose dolorose: 8 settembre, sono passati esattamente 12 mesi da quel giorno terribile per noi e per la nostra Patria. Eppure tutte le ore di quella giornata le ho impresse nella mia memoria come se fosse ieri.
Otto settembre 1943: la nostra Patria ferita, sanguinante, capitolava per volere di un re che preferiva mantenere il suo trono anziché il suo onore e le campane suonavano a festa per volere di alcuni miei compaesani imbevuti di ideologie bolsceviche.
Quel giorno ho pianto di rabbia e di dolore: tutto era perduto per noi. Oggi no, anche se il nemico in virtù del numero ha occupato due terzi della Patria.
Oggi a distanza di un anno, le nostre nuove divisioni stanno per entrare in linea animate da una volontà e da una fede incrollabile, anche se tutto sembra contro, Dio ci aiuterà e giorni migliori torneranno anche per noi. Mazzini ha detto: «L’ora più scura è quella che precede l’alba», voglia Dio che queste sue parole si avverino.