Un «diario» contro lo spettro dell’Aids

Francesca Scapinelli

Tutto passa e ha una fine, è la legge della vita. Ma racconti e parole restano. È la speranza che da sempre porta l’uomo a lasciare un segno che gli sopravviva. È la stessa fiducia che porta oggi migliaia di persone, in Africa, a scrivere i Memory Books, che altro non sono se non tracce di sé. I libri di memorie nascono come un bisogno. Rappresentano infatti un’esigenza per i malati di Aids, il terribile morbo che nel continente africano è la causa di milioni e milioni di morti, tra cui un alto numero di bambini, infettati quando sono ancora in grembo alla madre affetta da Hiv o durante l’allattamento.
I Memory Books sono il tema dell’ultimo libro di Henning Mankell Io muoio, ma il ricordo vive, pubblicato da Marsilio (collana Gli Specchi) che verrà presentato oggi pomeriggio (ore 17.30) alla sala Pietro da Cortona in Campidoglio da Mario Marazziti, Aldo Morrone e Silvia Tortora.
Per l’enorme povertà, in Africa l’Aids è una realtà con cui la popolazione deve fare i conti tutti i giorni; inoltre mancano le medicine e la donna, se incinta, non può sottoporsi alla terapia necessaria per cercare di evitare che almeno il nascituro non sviluppi la malattia. «Allora la peste, oggi l’Aids - scrive Mankell, autore di bestseller polizieschi che vive tra Svezia e Mozambico -. Allora bacilli, oggi un virus. Ma la morte è sempre invisibile».
Il testo che ci regala l’autore è allo stesso tempo autobiografia e collage di emozioni ed esperienze vissute tra Uganda, Zambia e altre zone del continente. Tra i racconti più toccanti, quello dell’incontro con un ragazzo sconosciuto, nel Mozambico devastato dalla guerra civile. Il giovane, scalzo, si era disegnato sui piedi le scarpe. Mancanza di tutto ma non di dignità, commenta Mankell.
Io muoio, ma il ricordo vive include il «book» lasciato da Christine Aguga alla figlioletta Everlyn Akoth. Queste pagine sono un esempio delle testimonianze che in quelle terre, piagate da mille problemi, uomini e donne che dai sintomi sanno di essere destinati a morire di Aids consegnano ai loro bambini. In quelle memorie, per quanto brevi, c’è tutto: la storia della famiglia, del bambino cui il genitore si rivolge, il ritratto dei genitori, i ricordi più cari e, poi, la preziosa parte che riguarda il futuro. Ma Mankell precisa che anche chi non conosce l’alfabeto o scrive male lascia le memorie, che possono essere disegni, ritagli, insetti o fiori pressati, piccole cose legate a occasioni speciali.
Christine sprona la bambina a studiare, a costruirsi un futuro, a evitare ogni occasione di contagio con la malattia. Ecco uno dei moniti di Christine (giovane insegnante contagiata dal marito): «Ti deve essere sempre chiaro che questo mondo è pieno di sfide e difficoltà, che bisogna saper affrontare. Dovresti anche prenderti del tempo per guardare alle tue origini familiari, e dovresti cercare di influenzare positivamente la qualità e la durata della tua vita. Sotto la guida di queste persone (i nonni, ndr), mi aspetto soprattutto che tu ti dedichi diligentemente allo studio, e abbia così un buon futuro, con tanta fiducia in te stessa».