DIARIO DI UN CURATO DI CAMPAGNA

Uno degli argomenti a cui si attaccano i leader politici quando promuovono o sostengono iniziative a favore della famiglia è quello di fare le pulci alle loro vite private: «Lui parla bene della famiglia, ma è un divorziato». «Lei sfila per la famiglia, ma di famiglie ne ha due o tre». Si equipara la riuscita o meno di un rapporto familiare a un argomento di ordine giudiziario o di coerenza. È come se si dicesse: «Lui parla di onestà ma è un ladro». Oppure: «Lui dice di essere vegetariano, ma poi si ingozza di carne». Predicare bene e razzolare male. È un gioco che non funziona.
Innanzitutto il fallimento di una famiglia non è un reato. Ma un dramma che ne coinvolge ampiamente tutti i membri. E in nessun caso la gente lo vive con leggerezza e serenità, soprattutto se ci sono di mezzo dei figli che si cerca di amare lo stesso in maniera completa anche quando il rapporto personale tra i coniugi è ferito a morte dall’odio. In secondo luogo l’amore per la famiglia non è questione di coerenza. La famiglia non è quella cosa che ami solo se ce l’hai. Essa è un valore intrinseco, una realtà che il singolo considera fondamentale per il miglior funzionamento possibile di una corretta e giusta società e che, pertanto, vuole vedere promossa, anche se gli incidenti o le debolezze della vita lo hanno impoverito.
Nessuno fa un piega se un ex-alcolizzato si lancia in una campagna contro l’abuso di superalcolici. Nessuno fa una grinza se un ragazzo in carrozzella, vittima di un incidente, promuove la prudenza sulle strade. È esattamente la stessa cosa. Qualcuno se la sentirebbe davvero di zittire costoro? Tanti però sono pronti a insorgere se un padre di famiglia si batte perché altre persone più fortunate di lui abbiano la possibilità di godere dell’amore del casolare, quella ricchezza che oggi si può perdere a causa delle piaghe di una società che non ti permette di vivere l’amore familiare se non come elenco dei mutui e delle bollette da pagare.
Io preferisco un politico che difende la famiglia, anche se ne ha due ed è divorziato. Preferisco un politico che per questo espone il fianco ad attacchi personali profondi, ma continuando per la sua strada. Lo preferisco a uno dei tanti perfettamente «in regola», ma pronti a sperticarsi sui patti civili solo per vantare la patente di una falsa modernità.