Il diario di Palma, un Ragno sulle Ande peruviane

Pubblichiamo il contributo, in esclusiva per il Giornale, di Fabio Palma, 41enne scalatore di punta del panorama internazionale e membro del glorioso gruppo dei «Ragni di Lecco». Di ritorno da un'impresa compiuta in Cordillera Blanca (Ande peruviane) con Simone Pedeferri, Palma ha recentemente curato il libro «I solitari, raccolta di vertiginose testimonianze di alpinisti alle prese con il vuoto» (ed. Versante sud). Ecco il diario dell'apertura di una via (chiamata «Qui io torno ancora») e di un viaggio dell'anima.

Nel 1987 la canzone Here I go again dei Whitesnake urlò al mondo della solitudine di chi si dedica a una passione, dell'invocazione a Dio per galleggiare quando la propria strada rimaneva desolatamente vuota, e del grido violento di chi comunque accetta tutto questo, a costo di gettarsi alle spalle scelte più facili. Rurec è una montagna di quasi 6000 metri della Cordillera Blanca, e la sua valle è fra le meno frequentate del paese andino. In dodici giorni abbiamo visto condor, milioni di fiori senza stelo per sopravvivere al vento, ma né un escursionista né, tanto meno, un alpinista. La valle è incassata fra bastionate granitiche prive di quelle debolezze che noi scalatori chiamiamo fessure, e per questo non si era mai arresa all'arrampicata libera, quella che disdegna la progressione artificiale pur di arrivare in cima alla parete.
Ci guidava un fuoriclasse, Simone Pedeferri, pittore e alpinista anormale nel talento. Dodici chilometri di sentiero per stendere tende, materiale e ambizioni a 4000 metri, senza satellitare, portatori, comodità. Arrampicare in libera vuol dire incidere il fisico con sforzi estremi... così abbiamo attaccato l'enorme parete soprastante le tende, con forti dubbi di riuscire. E invece ce l'abbiamo fatta, forse più perché la parete si è abbassata al nostro livello che per doti sovrumane. Ora dicono che abbiamo aperto una delle vie più dure del mondo ad alta quota. Non so, i record poi cadono...
Il nome è in fondo un omaggio vanitoso a noi stessi, che siamo riusciti a scalare nel IX grado anche a quote dove si cammina con fatica. Poi potrei raccontarvi che in Perù ho visto più Internet nei villaggi che da noi a Milano, e che la gente di là ha il colore vivo perfino negli stracci per pulire, come se la vita dovesse brillare ad ogni costo. Questo però penso lo racconterebbe meglio un vero viaggiatore, non un alpinista come me. Le passioni, purtroppo, danno molto ma nascondono tanto.