La diaspora di Capezzone «Ecco il network liberale per sfuggire a Pannella»

L’ex segretario sfiduciato dai Radicali rimane al suo posto e lancia «Decidere». Dieci punti per l’intesa con uno dei Poli

da Roma

«Il mio miglior ufficio stampa si chiama Marco Pannella». A pochi passi dal Transatlantico, trolley al seguito, Daniele Capezzone sorride ironico. Il day after della durissima mozione con cui il vecchio leader radicale ha chiuso domenica il comitato nazionale del partito sancendo di fatto il divorzio dall’ex segretario non sembra preoccuparlo troppo. Domani, in un albergo del centro di Roma, presenterà il suo nuovo network liberale che, a meno di sorprese, si chiamerà Decidere. E che è destinato a collocarsi in uno dei due poli. Una decisione, assicurava qualche giorno fa, che «arriverà entro pochi mesi». Per ora, però, resta nei Radicali, a dispetto di una rottura ormai difficilmente recuperabile visto che i vertici di Torre Argentina l’hanno praticamente invitato a togliere il disturbo. Invece Capezzone se la gode, tanto è stato forte l’impatto mediatico delle ultime puntate di Casa Pannella. Anche perché lo Statuto del partito - a differenza di molti altri - non prevede né la sospensione né l’espulsione. Insomma, come dice lo stesso Capezzone, «l’unica cosa che possono ancora fare è attentare alla mia persona sul piano fisico». Cioè, mettergli le mani addosso.
Ma uno sguardo al centrodestra, visti anche i rapporti difficili con il resto della maggioranza (a marzo non rinnovò la fiducia a Prodi), Capezzone l’ha già iniziato a dare. A cominciare dall’ex radicale Benedetto Della Vedova, oggi presidente dei Riformatori liberali e deputato di Forza Italia. Che gli fa sì «i migliori auguri» ma resta «perplesso sull’utilità di uno strumento come il Network, terzo rispetto al confronto tra i poli». «Sull’analisi che ci ha diviso un anno e mezzo fa su dove fosse meglio giocare le carte radicali - aggiunge - io non ho cambiato idea e continuo a pensare che, nonostante le difficoltà, la prospettiva non possa che essere nel centrodestra. So che su questo anche lui non può che riflettere».
Nei Radicali, intanto, si aspetta che lo scontro decanti, anche se è innegabile che la situazione sia ormai di impasse. Soprattutto se Capezzone deciderà davvero di tener duro. Con Pannella che da Radio Radicale attacca «il giornalismo canaglia che cerca di insozzare» la storia del partito (accusa rivolta soprattutto a Il Giornale) e fa passare l’ex segretario come un martire nonostante ci abbia «denigrato costantemente». Qualche malumore, però, continua a esserci dopo che domenica la mozione anti-Capezzone è sì passata con 28 voti, ma ha pure visto tre astenuti e sette contrari (tra loro il deputato Bruno Mellano) e un piccolo drappello che ha deciso di autosospendersi. Tanto che il torinese Silvio Viale, membro del Comitato nazionale, torna sull’episodio per definirlo «una delle pagine più vergognose della storia radicale».
Se nel partito si vive questa fase di stallo, Radio Radicale prova invece a voltare pagina. A breve - forse già da domenica, al più tardi fra due settimane - sarà definita la questione della rassegna stampa domenicale che prima era condotta da Capezzone. Il direttore della radio, Massimo Bordin, preferirebbe affidarla a una sola persona, ma non esclude affatto che possano essere indicati due o tre nomi destinati ad alternarsi. In pole position, comunque, resta l’eurodeputato Marco Cappato, molto gradito anche a Pannella. Sull’estromissione di Capezzone, Bordin ribadisce quanto già detto nei giorni scorsi, quando aveva sottolineato come le iniziative dell’ex segretario - prima i Volenterosi, ora il network Decidere - fossero in deciso contrasto con la linea del partito. E comunque, aggiunge, la querelle non deve aver appassionato se «tra fax e mail solo 16 persone hanno voluto dire la loro». E «se undici gridavano al bavaglio, cinque plaudivano alla nostra decisione». Insomma, ironizza, «possiamo dire che Capezzone vince undici a cinque». Taglia corto, invece, sulla «bizzarra storia del galateo» (l’ex segretario si è lamentato di non essere stato neanche chiamato da Bordin): «A dire il vero è stato lui a negarsi alle nostre richieste di interviste per 15 giorni...».