La diaspora Dc e il sogno di Pezzotta

La nostalgia dell’unità politica dei cattolici è rimasta dopo la fine della Dc. Ed è forse questa nostalgia a far sorgere qualcosa come un prepartito dei cattolici a cui ha dedicato la sua opera l’ex segretario della Cisl, Savino Pezzotta.
Perché nasca ora questa necessità non si comprende. Il cardinale Camillo Ruini ha diretto dalla presidenza della Conferenza Episcopale il passaggio dalla Dc alla divisione dei cattolici tra destra e sinistra. Ed ha avuto successo specie con la maggioranza della Casa delle libertà che ha approvato la legislazione favorevole al pensiero cattolico e alla Chiesa tra tutte le legislature repubblicane.
L’idea di fondare un prepartito di cattolici sembra oggi singolare. Il termine cattolico ha perso da tempo un riferimento politico, dopo il grande cambiamento storico della fine del comunismo sovietico e della nascita della città globale in cui oggi viviamo. La Chiesa si è trovata esposta ad attacchi sia da un nuovo laicismo che diviene la forma culturale dell’Occidente sia dalla presenza della pressione islamica sulle società occidentali. Essa è passata dal porre temi di incidenza politica generale come la libertà e la democrazia, a questioni più definite e più radicali, come la difesa dell’idea della natura umana e della persona umana e le questioni coinvolte dal progresso scientifico e tecnologico che modificano il corpo umano. Così come dalla difesa della relazione originaria del rapporto uomo-donna. Sono temi posti dalla Chiesa ma obbliganti per i cattolici; e ciò ha creato una divisione significativa con la questione omosessuale che è stata posta come oggetto della politica dalla sinistra italiana.
Che ha a che fare una riedizione di una formazione politica cattolica, se pure in forma di gruppo di pressione, quando le problematiche della Chiesa riguardano la sua vita stessa?
La politica italiana non solo si è divisa tra destra e sinistra ma si è radicalizzata dopo la vittoria dell’Ulivo, ottenuta per un soffio e vista invece come vittoria di civiltà. L’immigrazione e la legalità sono divenuti i problemi chiave in questo momento, la vita nelle città italiane è dominata dalla violenza ed è radicalizzata anche da un governo guidato dalla nuova cultura di sinistra che punta in forma diversa alla lotta contro il capitalismo e fa degli immigrati e del loro diritto di entrare in Italia il fondamento del governo.
Se il prepartito di Pezzotta, di Alberto Monticone, di Andrea Riccardi entra in questa tematica e si impegna su di essa, e quindi inevitabilmente sceglie tra destra e sinistra, crea problemi maggiori ai cattolici di quelli oggi esistenti. Il rimanere in un’area incerta tra scelta ecclesiale e scelta politica, senza indossare veramente il peso dell’una e dell’altra è una scelta insostenibile soprattutto nei giorni in cui il governo Prodi ha creato a sinistra un’antipolitica radicale che prima non esisteva.
È dal giornale di riferimento della sinistra, La Repubblica, che viene un attacco alla Chiesa cattolica come «casta»: gli attacchi al clero si moltiplicano, dalla questione delle tasse a quella degli abusi sessuali compiuti da ecclesiastici. Pezzotta pensa che il suo movimento di cattolici politici senza politica possa incidere sui rapporti tra Chiesa e società ed avere qualche riflesso sul mondo politico italiano? Proprio nei giorni in cui si parla di questo prepartito, finisce definitivamente l’idea di un partito di centro fatto di ex democristiani. La ripartizione politica della società italiana ha convinto anche i politici che hanno pensato, come Casini e Mastella, a un centro intermedio di natura democristiana tra Berlusconi e la sinistra. E qualcuno pensa che vi sia alla base del prepartito un progetto di intervenire indirettamente nella fondazione del Partito democratico. Ma questo vorrebbe dire puntare sulla divisione dei cattolici, cioè al contrario della loro unità, anche prepolitica.
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