Diavolo di un Beckham «Facile ambientarmi La serie A mi eccita»

RomaQuando Victoria ha deciso di lasciare la capitale con i figli alla vigilia di Roma-Milan, forse non pensava che il suo David avrebbe debuttato nel campionato italiano da titolare. E probabilmente non se lo aspettava nemmeno Silvio Berlusconi che in mattinata si era augurato di vederlo in campo, ma magari «nel secondo tempo visto che la sua condizione non è ancora al 100 per cento». Invece Carlo Ancelotti ha sorpreso tutti: «In effetti il bluff è riuscito perché già sapevo che l’avrei fatto giocare titolare» dirà il tecnico a fine partita riferendosi alla pretattica usata nelle dichiarazioni della vigilia.
Beckham in campo, dunque. Dal primo minuto della prima partita. Giocherà fino al 91’, non male davvero. Anche per questo, quando lascerà il campo, applaudendo i tifosi del settore rossonero, parranno ingenerosi i fischi che il pubblico dell’Olimpico gli riserverà. Alla fine, comunque, promozione a pieni voti, considerando che David non giocava una partita vera da due mesi e mezzo. Infatti dirà: «Mi sono davvero divertito, il feeling con i compagni è buono, ma non mi aspettavo di giocare titolare e ne sono stato orgoglioso. In realtà non pensavo di sentirmi così bene. Però so che sto lavorando molto e ora voglio migliorare ancora per essere d’aiuto ai compagni... Sono eccitato da questa serata, ma ho un rammarico: avrei voluto vincere. La posizione in campo? Ho preferito io giocare un po’ più indietro... quanto al calcio italiano, non è molto diverso da quello spagnolo e forse per questo non penso di aver problemi ad ambientarmi. Pato? Sarà uno dei più grandi del mondo».
Un Becks davvero concentrato nella vigilia romana, che regala solo qualche sorriso mentre la scorta non lo perde di vista un secondo. Fino a quando il tecnico rossonero non gli comunica la decisione di farlo giocare dall’inizio. E nel pullman che dal quartier generale adiacente a Villa Pamphili porta allo stadio, ecco David isolarsi e prepararsi mentalmente con le solite cuffiette alle orecchie. I tifosi milanisti presenti all’Olimpico lo salutano con un’ovazione quando appare sul terreno di gioco per il riscaldamento. Gli bastano sei secondi per toccare il primo pallone, poi quello successivo finisce sui piedi di Baptista. Ligio nel mantenere la posizione a destra nei tre di centrocampo (come già avvenuto nel primo test negli Emirati contro l’Amburgo), più che altro passeggia per il campo, anche se si adopera molto nella fase di ripiegamento difensivo. Riise avanza molto e lui deve spesso contenerlo, arrivando addirittura a immolarsi quando il norvegese tenta il tiro dal limite.
E siccome la classe c’è, regala alla platea (e ai suoi compagni, che non sfruttano l’invito in un primo tempo deludente) anche un paio di cross dei suoi. Gioca pochi palloni, anche perché la squadra lo cerca con il contagocce, forse consapevole della sua condizione fisica ancora non al top. L’ex centrocampista del Real cresce nella ripresa come tutto il Milan, tanto da concedersi anche un tiro a girare dal limite, chiamando alla parata Doni. Tirando le somme, è andata bene. E siamo solo all’inizio.