Il diavolo (Breivik) veste Lacoste Il marchio francese lo diffida: cambi maglie

Grattacapi per la società d'abbigliamento francese, il cui marchio è comparso sugli schermi di mezzo mondo, associato all'immagine di Anders Behring Breivik, il killer di Utoya. E ora il marchio d'abbigliamento chiede alla polizia un cambio d'abito

Oslo - Non c'è nulla di strano in una azienda che cerchi testimonial di successo per dare visibilità ai propri prodotti. Un po' più strano è che la stessa società rifiuti la pubblicità gratuita, come ha fatto Lacoste. Ma si può biasimarli se l'aficionados della casa francese è Anders Behring Breivik? 

Una passione per gli abiti Lacoste Il killer di Oslo, responsabile di 96 vittime nei due attentati di Luglio, avrebbe infatti una passione irrefrenabile per i vestiti della casa francese, che per lui erano diventati una sorta di divisa. Indossava una maglia rossa con il logo del coccodrillo il giorno del suo arresto, compariva con una maglia Lacoste in una foto allegata al suo 2083, memoriale di oltre duemila pagine che riportava le sue convinzioni relativamente alla politica, alla minaccia islamica e alla necessità di ricorrere all'uso della violenza. Per non parlare del fatto che in diverse foto contenute nel suo profilo Facebook vestiva Lacoste.

La telefonata Un po' troppo per la casa d'abbigliamento francese che, secondo quanto riporta il quotidiano Dagladet, ripreso da Libero, avrebbe chiamato con molta discrezione la polizia norvegese, chiedendo se non fosse possibile far fare un cambio d'abito al killer, che era già comparso sui media di mezzo mondo in tenuta Lacoste, causando più di un grattacapo alla società. La telefonata è stata per altro confermata dalla polizia norvegese, che non ha però voluto precisare le motivazioni, comunque facilmente deducibili. Il diavolo vesterà pure Prada, ma il killer veste Lacoste...