Diavolo d’attacco, Leonardo non torna indietro

Leonardo il giramondo si traveste da Amatore Sciesa, il patriota che profferì lo storico «tiremm’innanz». Il suo Milan tira dritto, nessuna correzione di rotta tattica, dopo lo scivolone col Palermo. Nemmeno dinanzi ai primi cedimenti interni (le parole di Ambrosini e Zambrotta domenica sera, ndr), Leonardo indietreggia a dimostrazione di una fede quasi religiosa nel modulo e nei suoi interpreti. «Non è spregiudicato, ormai giocano tutti così: il Palermo ha tanti uomini che attaccano, il Cagliari gioca così, l’Inter ha superato così il turno di Champions, il Barcellona gioca così, il Real Madrid tenta di giocare così» è la convinzione di Leonardo, spalleggiato, bisogna riconoscerlo, dalla società che gli chiede, al momento, di convincere prim’ancora di vincere, in cambio dei sacrifici sul mercato («so che non possiamo spendere e mi adeguo») e di un onorevole piazzamento in campionato.
Indietro non si torna, allora. Ma qualche provvedimento va preso, egualmente, per rendere, come sostiene il suo architetto, «un modulo sostenibile». «Non devono correre solo i due centrocampisti, devono contribuire tutti» la regola socialista di Leonardo rispettata a Madrid e contro la Samp in modo sublime, ma poi smarrita anche per qualche motivo comprensibilissimo, lo scadimento di forma di Ambrosini, per esempio, la perdita secca di Thiago Silva per esempio, l’eclissi di Pato il cui rendimento ha una parentela strettissima col successo del Milan (19 gol firmati nell’anno: se lui segna la squadra vince, tranne che a Catania, se si ferma lui, si ferma la squadra). Bisogna recuperare lo spirito originario, sostiene Leonardo in formato Pereira.
E che l’occasione del riscatto capiti proprio a Firenze (causa neve i rossoneri viaggeranno in treno), stasera, a sette mesi di distanza dall’addio di Ancelotti, Kakà e Maldini (31 maggio, posto in Champions confermato, 2 a 0, gol di Kakà e Pato), è un segno del destino. Consente a Leonardo di fare il primo bilancio della sua missione da cui non tornerà più indietro. «La mia stanza da dirigente in via Turati rimarrà vuota» la garanzia ripetuta proprio mentre ricorda di quella domenica vissuta in tribuna, al fianco di Galliani, rievocando le lacrime nello spogliatoio e le emozioni per le parole di Carletto.
«Il meglio e il peggio devono ancora venire» sostiene convinto come per ribadire che non ci si può fermare a Madrid e nemmeno agli acciacchi recenti di Ronaldinho (se non ce la fa, al suo posto Huntelaar) o ai tormenti degli esclusi (Kaladze: se resta ancora fuori chiederà di partire a gennaio; Huntelaar, idem come sopra). Per fortuna Gattuso ha firmato ed è tornato nei ranghi. «Me l’aspettavo» è la chiosa di Leonardo il giramondo che ha deciso di tirare avanti. E di provare a chiudere da secondo il suo 2009 con un sorriso.FOrd