Diavolo e Signora alleati contro Sky

Tony Damascelli

M ichele rivuole il microfono, Carlo e Fabio lo respingono. Cose che accadono nel mondo della comunicazione moderna. Santoro si ripresenta in tivvù reclamando l’utilizzo dell’arnese ma Ancelotti e Capello pensano esattamente l’opposto. Non vogliono più che i microfoni di Sky e delle emittenti simili e affini, rubino la voce, i suggerimenti, le madonne che partono dalla panchina rivolti ai calciatori, agli avversari, all’arbitro, insomma a tutto ciò che passa da quelle parti e sul campo si sviluppa.
Le ultime immagini di repertorio mostrano situazioni imbarazzanti o comiche: spesso gli allenatori e anche gli arbitri sono costretti a coprirsi la bocca quando devono comunicare al vicino: qualche romantico e ingenuo telespettatore pensava, all’inizio, che il gesto fosse segno di bon ton, dopo una cena a base di aglio, meglio evitare la fiatella. Negativo. Capello e Ancelotti, come gli altri, non hanno problema di cibo e di digestione, il loro gesto significa semplicemente che non vogliono che qualcuno capisca, intenda e fraintenda perché poi, magari, ci scappa la delazione con sfruttamento dell’idea o addirittura il deferimento davanti ai giudici.
Il Grande Fratello ha fatto scuola, ormai sono, siamo accerchiati, assediati dalle telecamere e dai microfoni, in cucina e in bagno, lungo i controviali e anche in panchina. Servono ad aumentare le multe e soprattutto l’audience ma anche l’udito che viene accentuato per ascoltare bene quello che quelli lì dicono in campo.
È l’ultima moda di casa nostra, dopo decenni di silenzi e di clausure. In Inghilterra, patria della libertà di pensiero e parola, con l’Hyde park corner che serve addirittura al comizio pubblico, l’uso del microfono vicino agli allenatori non è previsto, le panchine sono tutelate dalla privacy assoluta. In fondo Capello&Ancelotti hanno ragione. Il microfono non ha alcuna utilità se non quella perversa e maniacale di rubare le loro parole che sono «riservate», fanno parte del lavoro. Sarebbe come piazzarne uno nelle redazioni dei giornali (sai che pacchia) durante le dirette televisive delle medesime partite di calcio, sarebbe come se lo stesso microfono invece di funzionare negli studi televisivi venisse aperto in regia, con tutti gli annessi e connessi che spesso sfiorano l’isteria.
Juventus e Milan, che dalla comunicazione televisiva ricevono i maggiori vantaggi in termini contabili, si alleano per limitarne l’uso. Nessun attentato alla libertà di parola ma una disciplina attenta al «territorio». Per chi vuole divertirsi con il microfono segreto non restano che le panchine del parco.