Il Diavolo in Europa è di casa ma ringrazia Dinho e il Real

Milan agli ottavi di finale, da secondo nel suo girone. Il Real asfalta il Marsiglia e si laurea primo della classe. Giusto così, non solo per il modesto 1 a 1 rimediato dai berlusconiani, ieri sera a Zurigo: se non riesce a mandare giù una barretta di cioccolato (1 punto nelle due sfide complessive con gli svizzeri), è il minimo che gli possa capitare. Tra le seconde, rischia a fine febbraio d'incrociare un'armata d'Europa: fatti suoi. È un piccolo Milan quello di ieri sera, nemmeno lontano parente della squadra capace di giocare calcio sublime contro la Samp. La prima spiegazione è la seguente: poca tensione tra i rossoneri, non si vedono gli occhi di tigre per dirla alla Velasco. La prima frazione condotta al piccolo trotto minaccia di rendere inutili i successi di Marsiglia e Madrid: troppo lenta e molle la squadra, lo Zurigo va all'assalto senza condizionamenti, non ha niente da perdere e guadagna il meritato 1 a 0 su punizione, con un tiro abilissimo del serbo Gajic. La seconda spiegazione chiama in causa le scelte del tecnico Leonardo, uscito con Ambrosini e Thiago Silva reduci da acciacchi diversi, che lasciano il segno. Deve subito rimpiazzare il primo, con Kaladze, deve subentrare Flamini a uno spento Ambrosini debilitato dalla gastroenterite.
È vero, mancano all'appello le magie balistiche di Ronaldinho eppure è merito suo quel rigore dell'1 a 1 che toglie le castagne dal fuoco, procurato da Borriello (Rochat viene espulso) messo in moto da un assist delizioso di Seedorf. A chiunque, dinanzi a quel dischetto, tremerebbero le gambe. E invece il Gaucho imprime forza e traiettoria diversa dal solito al suo destro risoluto. Alla prima spallata, il Milan passa e realizza il pareggio che è il minimo garantito mentre da Marsiglia Lucho fallisce il rigore del possibile 2 a 2 e Cristiano Ronaldo firma il 3 a 1 che affida al Real il primato, meritato anche questo. Milan agli ottavi: qualche mese fa, partito Kakà per Madrid, non era proprio garantito.