Il diavolo fa le pentole, non i coperchi

Egregio Lussana, mi riferisco a quanto pubblicato sulle pagine del Giornale, edizione di Genova, sulla morte del giovane missino Ugo Venturini.
Considerato che gran parte dei magistrati in attività proviene dall’area ideologica che fu prolifico brodo di coltura per gli assassini del Venturini, prevedo una rapidissima archivizione dell’esposto presentato dal dr. Plinio.
Appare sintomatica, al riguardo, l’affermazione del giornalista che, proclamatosi inzialmente possibile lanciatore della bottiglia letale, si è poi affrettato a precisare di non sentirsi un assassino perché il giovane missino «morì di tetano alcune settimane dopo il ricovero in ospedale».
Se le cose stessero effettivamente così, si porrebbero due sole ipotesi:
a) Venturini morì di tetano perché prima della bottigliata si era accidentalmente ferito con un chiodo arrugginito (o qualcosa del genere...).
b) Trattandosi di «uno sporco fascista» ferito, l’assistenza medico-ospedaliera non fu ottimale.
Però, a pensarci bene, si prospetterebbe una terza ipotesi, costellata purtroppo di molti «se»: se fosse stata recuperata l’arma del delitto; se la si fosse maneggiata con le dovute precauzioni; se fossero state rilevate, sulla stessa, delle impronte digitali; se di tali impronte esistesse ancora traccia... si potrebbe sciogliere anche l’amletico dubbio del dr. Carlo Panella... Ma ci sono troppi «se».
Ad ogni buon conto suggerirei al dr. Plinio di ricorrere ad un avvocato per chiedere copia delle cartelle cliniche dell’ospedale, facendole poi esaminare da un perito... come si suol dire, il diavolo fa le pentole ma non il coperchio, e da cosa nasce cosa.
Cordialmente