il dibattito sul caso Musso

2 IL FEELING MAI NATO

Monteleone gioca per le poltrone

Musso per confermarsi al Senato
Il divorzio Musso-Monteleone era certamente un evento già annunciato da tutta una serie di fatti. Era dunque ad altissima probabilità. È arrivato nel peggiore dei modi ma era difficile data la situazione di partenza che non avvenisse nelle circostanze in cui si è prodotto. Monteleone è troppo legato alla sinistra in Regione per non essere costretto a programmare (per gli eletti in Consiglio Comunale nella lista mussiana Oltremare) un'opposizione morbida a Marco Doria. Ecco dunque che i suoi in C.C. sono usciti per formare un gruppo centrista (affiliato all'Udc), lasciando, insieme a Enrico Musso, Maria Vittoria, sorella del senatore, e l'altro consigliere Salemi. Dati gli impegni di Enrico Musso a Roma, non c'è dubbio che la rappresentanza eletta di Oltremare è pressoché dimezzata.
Che l'alleanza fra Musso e Monteleone fosse un equivoco fin dai suoi inizi lo si era visto, essendo dovuto intervenire Pierfurby Casini (cioè il più visibile tamburino nel sostenere l'attuale esecutivo romano, il governo tecnico appunto) con la sua autorevolezza (sic!) a sanzionarla pubblicamente. Non c'è dubbio che già allora, a tavolino, Monteleone avesse programmato di far convergere tutti i voti dell'Udc su persone di sua fiducia in modo da togliere quanto più spazio possibile ai candidati di Musso in modo da frenare lo slancio rinnovatore alla lista. Perché il problema di Monteleone era, è e rimane quello di poter fare quel che più gli conviene pro domo sua per non pregiudicare i rapporti con Claudio Burlando (se non ha l'appoggio di quest'ultimo e della sinistra come può pretendere di pervenire a determinate cariche in Consiglio Regionale?). Ora Marco Doria e Claudio Burlando vanno piuttosto d'accordo e di conseguenza non si può dispiacere troppo all'uno senza mettere in sospetto l'altro. L'Udc locale non può dunque che essere un partito costruito per favorire la politica personale di Monteleone con tutti gli agi di circostanza. Sotto questo profilo «il liberale» Musso si era presentato con intenzioni di tutt'altro avviso, forse non tanto in funzione di possibile sindaco, ma per continuare ad essere riconfermato nel prossimo futuro a Palazzo Madama. Ora tocca ad Enrico Musso cercare di svolgere una proficua azione politica locale da qui alla elezioni politiche per non restare escluso. Né sarà facile localmente far crescere il centrodestra dopo la serie di errori che nei mesi scorsi sono stati fatti. E tuttavia occorre riuscirci o l'egemonia di sinistra diventerà una realtà e, purtroppo, Genova, da questo punto di vista, la sa lunga, essendo una rara ed efficace testimonianza dal 1976 in poi di quello che avviene laddove la sinistra si aggiudica il piatto con esagerata continuità nel tempo.
2 LE REGOLE CHE VALGONO SOLO PER GLI ALTRI

Il senatore ricordi che il tradimento

agli elettori vale anche per il Parlamento
Strana la vita, il senatore Enrico Musso entrato in Senato perché «nominato» dal Pdl e poi fuoriuscito si è lamentato del fatto che gli uomini dell’Udc siano usciti dal suo gruppo per andare per i fatti loro. Le liste civiche come autobus per i partiti e dire che di trasporti il senatore se ne intende. Con affetto, al Senatore Musso dico che le sue osservazioni, in questo caso, offendono la sua intelligenza non rendendo giustizia anche a coloro che lo hanno votato al ballottaggio.
Musso con chi sta, con la destra? Con la sinistra? È del terzo polo, si ma quale? È solo con se stesso, ma voleva il partito (senza simbolo) con lui. Ed ancora, la gente lo ha votato. Alt! La gente lo ha votato anche perché c’erano i partiti vedi Udc se no avrebbe preso meno voti. Gli elettori che hanno votato le coalizioni che si sono contrapposte non sono né di Musso, né di Doria e né di Vinai questo è il concetto! È sbagliato, se mi permettete anche fuori dalla nostra Costituzione concepire il concetto della rappresentanza politica come fosse una Proprietà Privata. Quando è stato eletto (nominato) senatore della Repubblica i voti erano i suoi (o meglio del listone in cui lui era il capolista) o del Pdl? Non c’è dubbio, del Pdl, questa è l’essenza della nostra bruttissima legge elettorale e non lo dico io, ma il meglio dei costituzionalisti, però in quel caso all’epoca andava bene perché lui era lì e noi qui.
Per chi fuoriesce dai partiti a Roma (destinazione i famosi Gruppi Misti) la «rottura» è molto più grave che non quella locale vedi Udc ed il suo «legame» con Enrico Musso. Esemplificando secondo metafora, se vai a ristorante con gli «amici» non puoi pensare di non pagare il conto e poi dire che non conosci chi te l’ha pagato. Fare politica così è troppo facile ed è uno dei motivi del perché nel nostro paese non nasce una nuova classe politica dirigente. Ad ogni azione corrisponde sempre una reazione. Questo è uno dei tanti esempi dell’Italia politica di oggi.
Gian Luca Fois