il dibattito sul centrodestra che si fa male da solo

2MODERATI INSODDISFATTI
Se agli eletti non piace

l’incarico ottenuto
Caro dottor Lussana, ho letto con molto interesse il Suo editoriale «Se i moderati si fan male da soli» e, con molta sincerità, debbo darle ragione. Parlo per me, naturalmente, ma penso sia il cruccio di molti altri moderati. Sembrerebbe che i nostri eletti non apprezzino l’incarico ottenuto e che loro gradimento primario sia quello di trovarsi da qualche altra parte con altre responsabilità (?). Bisognerebbe avvertire questi baciati dal Signore che il nostro Presidente ed il ristretto numero di collaboratori (sui quali può effettivamente fare affidamento), ha cose molto più importanti da sbrigare come, ad esempio, affrontare la tremenda crisi finanziaria che affligge il mondo occidentale ed, a parere di molti, non è cosa di poco conto. E non possono e non debbono porre sulle spalle di Berlusconi, di Scajola o del ristretto numero di fidati collaboratori le croci delle loro frustrazioni od incapacità. Hanno accettato gli incarichi e devono darsi da fare. Se non si sentono in grado di svolgere il lavoro per il quale sono stati nominati si dimettano, ma la smettano di tediarci. Le beghe personali se le risolvano privatamente. Hanno anche l’età per farlo. Oppure no? Ma soprattutto rammentino che il nostro Silvio non ha bisogno di ulteriori grattacapi.
Enea Petretto
2IL DUBBIO
Chissà se il Pdl in Liguria

comunicherà mai bene
Concordo con lei al 110% e chissà... se un giorno in Liguria potremmo vedere una comunicazione a livello Pdl simile a quella allegata.
Io ho qualche... dubbio... ma come dicevano i latini: spes ultima dea.
Saluti.
Mario Lauro
2STRATEGIA OSCURA
A volte non si capisce

il criterio di certe scelte
Caro Massimiliano, condivido il tuo editoriale di oggi e certamente restare sulla riva del fiume è, col vuoto della sinistra, un'ottima strategia.
Molto modestamente, quando, due anni fa, decisi di iniziare la mia faticosa attività di supporto militante al centrodestra, non pensavo di stare a riva ma di dare una mano per costruire una diga, un ponte o, che so, una gronda(!), insomma: di partecipare ad un progetto per cui, come si sa, ci vuole tempo.
Infatti: avevamo solo tre mesi, è andata male, e c'è la Marta.
Ma mi ha spronato vedere, in prospettiva, cinque anni di tempo per costruire la «nostra» diga parlando con la gente, studiando i problemi, analizzando soluzioni. Il famoso lavoro sul territorio che ho affrontato con entusiasmo.
Invece, nei due anni successivi, mi sono trovato come un carrarmatino del Risiko gettato di qui o di là secondo una strategia nota sicuramente ai pochi giocatori ma assai lontana dal territorio stesso, ridotto al rango di tabellone stampato su cui gettare i dadi.
Io ci ho sempre creduto e, ostinatamente, ci credo ancora ma ritrovarsi da solo col tuo cannoncino puntato su Tursi mentre gli altri carrarmatini vengono improvvisamente dirottati, per esempio, in Belgio, oltretutto nuovamente con tre mesi scarsi di tempo, non è affatto un dettaglio.
Per un po' ho ancora intenzione di continuare ma la frase «prestiamo Tizio e Caio a Roma per pochi anni» rimbomba ancora nella mia mente e oggi, quando Tizio torna ma Caio se ne dovrebbe andare, non ha nulla di simpatico, casomai è irritante.
Con stima ed affetto, un quasi esaurito.
2IL RUOLO DELLE DONNE
Lo Stato si impegni

per l’effettiva parità
Alle donne, oggi più di ieri, in una società priva di regole e di valori, dove manca la cultura del rispetto, occorre l'impegno dello Stato. In tutto il mondo i Paesi con il più alto sviluppo sono quelli che hanno il più alto tasso di partecipazione femminile al mondo del lavoro. In Europa, nel settore maschile, c'è quasi la piena occupazione. La forza maschile però non produce più di tanto; una maggiore crescita invece, è affidata all'evoluzione tecnica e all'aumento della forza lavoro femminile, un ruolo chiave per lo sviluppo della democrazia, per i principi di libertà e di impegno sociale. Nel nostro Paese c'è molto da fare e dobbiamo analizzare questi dati. Le imprese rosa sono 1.243.192, pari al 24% circa di tutto il sistema d'impresa; le donne che hanno cariche di presidente o di amministratore unico o di consigliere delegato sono più di 143.000, pari al 20% del totale. Nel settore pubblico la situazione non cambia, le donne non riescono a raggiungere la vetta; nei 9.873 Enti pubblici italiani il 53% dei dipendenti sono donne ed un misero 11% sono direttori generali. Negli Enti a nomina governativa e in quelli territoriali, in tutto 935, le donne sono solo 35. Davanti ad una situazione di questo genere dobbiamo chiedere allo Stato di fissare degli obiettivi che il Ministero delle Pari Opportunità dovrà promuovere e realizzare al più presto. Ma ha ancora senso parlare di «quote rosa»? Se proprio si desidera dimostrare il proprio valore, il proprio merito bisogna scendere in campo e confrontarsi con gli altri. Le donne devono dimostrare di avere personalità. Solo se le donne avranno un pari riconoscimento e assumeranno un certo numero di posizioni di rilievo, di prestigio e di responsabilità, allora potremo di
Tiziana Notarnicola