Il dibattito/4 Cuore sì e cuore no

Caro Massimiliano, anche a costo di essere ripetitivo, non stancarti mai di mandare di mandare ai tuo lettori questo messaggio: il successo in qualunque settore si ottiene collegando la testa con il cuore. E mai come in questa tornata elettorale è mancato al centrodestra il messaggio a cuore aperto ai cittadini. Le persone sono sempre più stanche e sfiduciate dalla politica, che non risolve loro alcun problema, bensì gli complica la vita e così mandano il loro messaggio attraverso il voto provocatorio (grillini ecc.) oppure l’astensione. E chi pensa di nascondere le proprie incapacità dietro le spalle di un partito, ormai non la fa più franca. Ho assistito a numerose campagne elettorali in cui ogni volta si ipotizzava la vittoria sommando i voti dei partiti affiliati nelle tornate precedenti e non mi sono mai stancata di spiegare che non funziona così, perché ogni elezione è una cosa nuova: contano le caratteristiche dei candidati, l’umore delle persone se in quel paese sono successe situazioni particolari, se ci sono urgenze di vario tipo o quant’altro. I candidati devono saper creare un feeling con i loro elettori, devono catturare la loro fiducia con spontaneità, ma soprattutto devono destare la loro curiosità con messaggi semplici e rassicuranti.
A questo proposito ti faccio un esempio, che ha riguardato la mia zona, la Liguria di Levante o più precisamente la Val di Vara: Claudio Galante è ritornato ad essere il primo cittadino di Brugnato, questa volta con la maglietta della Lega Nord, in un territorio dove Bossi sicuramente non verrà mai in visita, dove il cuore dei brugnatesi certo non batte per questo partito.
L’amico Claudio, dopo aver frequentato tutte le scuole in Forza Italia, ha fatto il sindaco per due mandati ed il consigliere provinciale, ma poi la sua carriera è finita lì, non un passo avanti, non uno indietro. Ogni volta gli veniva promessa una candidatura e ogni volta doveva fare un passo indietro. Si è stufato e anziché nel Pdl è entrato nella Lega Nord. Ci siamo ritrovati una sera tutti insieme, noi reietti del partito azzurro: i leghisti ci hanno accolto e hanno voluto conoscere le nostre storie. Ci hanno dato fiducia e Claudio Galante è, da lunedì, il primo sindaco leghista della provincia spezzina. Non certo perché i brugnatesi sono diventati improvvisamente leghisti, ma piuttosto perché avrebbero votato Claudio, vestito di qualunque colore, certi di avere ben riposto la loro fiducia.
P.S. Sig. Ardoino, è certo, che non troverà «uno che pensa con il cuore» attivando i motori di ricerca. Noi romanticoni, innamorati dei nostri simili, dei nostri borghi e del nostro mestiere, qualunque esso sia, non siamo rintracciabili su Google, ma ci può trovare sulle pagine del Giornale o più semplicemente per strada. Ciao.
222

Gentile Lussana, ho letto il suo fondo a commento delle amministrative e devo dire che la sua interpretazione sull’importanza di metterci il cuore non mi convince. Intendiamoci: nel fare le cose ci vuole anche quello, ma il vero schifo è che il centrodestra ligure non fa altro che pigliarle da tutti, non combina praticamente nulla, perde nei modi più incredibili in tutta la Regione e riesce a suicidarsi pure con le lotte intestine. Con questa armata Brancaleone dove andiamo a finire? Ma le scrivo anche per una cosa che rende la situazione ancora più grave. Un paio di settimane fa il lettore Morelli ha scritto una lettera che mette con le spalle al muro le inefficenze del centrodestra. L’ho ricuperata e riporto il passo più incisivo per chi non se lo ricordasse. «Bisogna parlare chiaro a questa gente (intendendo chi vota a sinistra). Volete evitare di buscarvi una coltellata? Volete impedire che vostra figlia o moglie rischi uno stupro quando esce presto al mattino o verso sera? E allora piantatela di votare quei partiti che, anche se finite al cimitero, continueranno a magnificare l’integrazione multietnica a scopo elettorale. Il centrodestra lo sa fare? «E no che non lo sa fare, caro Morelli! Ero convintissimo che avendo detto pane al pane e vino al vino, come c’è riuscito Lei, i nostri leader si sarebbero fatti sentire, avrebbero replicato o balbettato qualcosa. Invece un silenzio assordante. O non hanno capito il messaggio o non sanno proprio metterlo in pratica.
Ermanno Marini