Dichiarata la guerra al chewing gum

I sindaci non sanno come staccarli da muri e strade. Nel Ragusano una
delibera ne proibisce l’uso a scuola: "Deteriora le strutture". E i
medici lanciano l’allarme: "Provoca gastriti, scatena la diarrea e
accentua le rughe"

Al sud la chiamano gigomma o caramella a molla. Chewing gum si dice al nord. Ma anche qui il termine è diventato demodè, esattamente come chiedere al tabaccaio un «pacchetto di Brooklyn»: sì insomma, la mitica «gomma del ponte»; ormai introvabile come un Gronchi Rosa. Sta di fatto che quella roba molliccia che mastichiamo per fare i fighi o per scaricare la tensione fa un sacco di danni. All’ambiente (staccare dall’asfalto i chewing gum sputacchiati pare sia una tra le cose più difficili al mondo) e alla salute (gli ultimi studi scientifici hanno accertato danni gastrointestinali con sgradevoli attacchi di diarrea).

I sindaci di mezzo mondo sono allo stremo: «Le gomme spiaccicate a terra sono refrattarie a qualsiasi strumento di pulizia...». Anzi, più le strade vengono lavate, e più quelle maledette si rinsaldano nella loro posizione. Roba che, a confronto, avere ragione delle cacche di cane è un gioco da ragazzi. Ne è profondamente persuaso il consigliere ragusano Ignazio Nicosia che ha chiesto per iscritto al presidente della Provincia e ai 12 sindaci iblei di emanare una delibera che «vieti il consumo delle gomme da masticare». Il divieto dovrebbe essere applicato «nelle palestre, nei circoli sportivi e specialmente nelle scuole». Il motivo? «Evitare il deterioramento delle strutture».
Sul fronte sanitario, invece, la conferma della nocività del chewingum arriva da uno studio pubblicato sul British Medical Journal: «Masticare troppe gomme con dolcificante può provocare gravi perdite di peso e gastrite». Tutta colpa del sorbitolo, uno dei dolcificanti più utilizzati per le gomme da masticare. Un'accusa che è stata respinta dai produttori di chewing gum, che evidenziano come «il sorbitolo sia un prodotto sicuro, ricordando che sui pacchetti c'è comunque un avvertenza a non esagerare con il consumo di gomme sugar-free».

Lo studio, svolto in Germania, cita il caso di due persone che si sono sentite male dopo aver per parecchio tempo masticato 20 gomme al giorno. Una donna menzionata nell'articolo ha sofferto di «diarrea e dolori allo stomaco» per otto mesi, sottoponendosi a molti esami medici, prima di capire che la colpa era della sua sfrenata passione per le gomme da masticare. Nel frattempo, aveva perso ben 11 chili. In un altro caso, un uomo ha perso 22 chili in un anno a causa della perdurante diarrea. Tutti e due consumavano tra i 20 e 30 grammi di sorbitolo al giorno: ogni gomma ha in media 1,25 grammi di dolcificante.

Per uno dei ricercatori, Juergen Bauditz del dipartimento di Gastroenterologia dell'ospedale universitario Charite di Berlino, 5-20 grammi di sorbitolo sono in grado di provocare piccoli problemi allo stomaco come crampi e gonfiore. Oltre i 20 grammi ci possono essere problemi più seri, come quelli dei due casi citati. Un portavoce in Gran Bretagna della Wrigley, casa produttrice di molte gomme in commercio, ha detto che sui pacchetti c'è chiaramente l'avvertenza che un consumo eccessivo può avere effetti lassativi.

E non finisce qui. La «gomma americana» provocherebbe anche l’incremento delle rughe. Lo sostengono i dottori Joel Schlessinger e Hema Sundaram, chirurghi estetici, intervistati dal sito d'informazione Today. Secondo i due studiosi statunitensi, il continuo ruminare impone un super lavoro all'intera struttura della faccia che ha può causare la comparsa delle rughe e di altre modifche negative.

Spiega infatti la dottoressa Sundaram: «La gomma da masticare causa una super-attività dei muscoli e sollecitazioni ai tessuti di sostegno interni alla pelle, contribuendo alla perdita di volume e di elasticita». Inoltre, l'usura prolungata di fibre muscolari può rendere inutili anche i ritocchi anti-rughe del filler.

Niente panico, comunque. Per i medici, i danni sono provocati dall'uso, continuato e prolungato nel tempo, non da qualche «cicca» qua e là per profumare l'alito. Anche perché, l’alitosi, non è certo un problema da poco...