Le dichiarazioni bellicose destinate a lasciare presto il posto alla prudenza

Il peggio può sempre succedere, ma - in contrasto con tutte le dichiarazioni bellicose di Bush, di Putin e dei portavoce cinesi - la terza guerra mondiale appare piuttosto improbabile. Anzitutto perché in epoca nucleare i rapporti di forza tra gli Stati si sono trasformati in equilibri di impotenza. Poi perché alla riaccesa rivalità russo-americana manca la spinta ideologica, mentre crescono i condizionamenti economici, tecnologi e ambientali. Semmai questo nuovo scontro ricalca le orme della Guerra Fredda durante la quale le grandi potenze si contennero reciprocamente e pacificamente scontrandosi in conflitti periferici fra clienti controllabili.
Questo tipo di guerra «neocoloniale» è già in corso; si intensificherà sul piano informatico, finanziario, energetico, biologico con azioni di guerriglia di stato più estese ed efficaci del terrorismo mafioso, religioso o dei signori della droga. Lo si vede già in Irak con le azioni anti-americane dei pasdaran iraniani; dei turchi in Irak; degli hezbollah nel Libano; degli israeliani in Siria. A proposito di quest’ultimo caso va detto per inciso che l’eventuale conferma della ventilata cattura di personale militare coreano e iraniano da parte israeliana potrebbe segnalare il passaggio dello scontro verbale fra Putin e Bush a una limitata azione aereo-navale americana contro le milizie rivoluzionarie del regime khomeinista.
Ci sono poi molte zone di scontri caldi nella nuova Guerra Fredda. Essi offrono opportunità tanto di contenimento quanto di negoziato alle grandi potenze. Dietro la facciata di minaccioso autoritarismo molti dei vecchi e nuovi avversari dell’America e dell’Occidente nascondono vulnerabili debolezze strutturali, corruzione, violente lotte interne di potere che potrebbero essere sfruttate da una ritrovata intesa fra l’America e l’Europa senza dover imbarcarsi in una nuova guerra mondiale. La situazione in Ucraina, in Tibet, in Birmania, nel Caucaso e in molti Paesi musulmani lo dimostra.
Se nessuno può prevedere gli effetti di una nuova guerra mondiale o di una terza mondiale è certo che tutti i dirigenti politici sono coscienti, come Einstein, che dopo di essa le guerre future sarebbero combattute di nuovo con pietre e frecce.