«Diciamolo, ora da ministro darò lustro alle forze armate»

Soddisfatto il neoministro La Russa: mi occuperò subito delle missioni estere

da Roma

«Diciamolo, sono ministro». Ci si aspetterebbe una risposta «alla Fiorello» quando si contatta telefonicamente il neoministro della Difesa, Ignazio La Russa. Ma il nuovo inquilino di Palazzo Baracchini è sulla via dello stadio Olimpico per assistere alla semifinale di coppa Italia Lazio-Inter e quindi il tempo stringe.
Sulla nota imitazione ci ha scherzato pure il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che martedì chiamandolo a votare per l’ufficio di presidenza lo aveva simpaticamente apostrofato: «Ecco l’onorevole La Russa in arte Fiorello». Ma l’esponente di An, figlio di un senatore dell’Msi ed ex ufficiale di complemento, è persona di idee chiare e decise e, per quanto preferisca ancora non sbilanciarsi, ha già degli obiettivi precisi: «Ridare lustro alle missioni italiane all’estero» e «riavvicinare le Forze armate al Paese». Compiti che dovrà svolgere insieme a quello di «traghettatore» di An verso la nuova avventura del Popolo della Libertà.
Ministro La Russa, alla Difesa adesso la attendono grandi responsabilità.
«Lasciamo che prevalga la soddisfazione per questo primo record segnato dal nuovo governo con il presidente del Consiglio che ha accettato l’incarico senza riserva. Soddisfazione per la rapidità nella costituzione dell’esecutivo grazie anche alla semplificazione del quadro politico e infine soddisfazione personale per il compito che mi è stato assegnato».
Ecco, appunto... C’è il problema della ridefinizione della nostra strategia in Libano alla quale in precedenza si era accennato. E poi l’Irak...
«Credo che per parlare di questo sia opportuno aspettare che prenda le consegne dal ministro uscente Arturo Parisi: è stato uno dei più validi componenti del governo precedente. Domani (oggi; ndr) lo incontrerò e incontrerò anche gli alti ufficiali dopodiché potremo cominciare a fare delle valutazioni in merito. Solo successivamente mi potrò esprimere».
Non può dire proprio nulla prima?
«Quello che posso dire è che cercherò di ridare lustro alle nostre missioni all’estero. Ritengo che siano un motivo di orgoglio per il nostro Paese perché rappresentano un impegno a difesa della pace. Così come va reso merito ai giovani che vi prendono parte. Io stesso ne sono molto orgoglioso. Valori come l’amore per la patria fanno dell’esercito un simbolo».
E del rapporto con gli Stati Uniti che cosa può dire?
«Gli Usa sono un alleato storico ed essenziale per l’Italia. Devo dire che questo elemento Prodi non lo ha messo in discussione. Noi intendiamo proseguire e rafforzare questo rapporto».
Che ruolo si può prefigurare per i Carabinieri?
«Le Forze armate quando sono rispettate e ben organizzate possono dare un grosso contributo alla sicurezza. A volte i cittadini percepiscono un livello di insicurezza superiore a quello effettivo. E proprio per questo motivo rivalutare il significato e i valori delle Forze armate ha una valenza decisiva. Questo è un compito che spetta al governo di modo che l’organizzazione delle Forze armate possa risultare decisiva non solo nella lotta contro il terrorismo ma anche nella difesa della cittadinanza».
Può anticiparci qualcosa delle sue linee guida?
«Da ragazzo, come volontario allievo ufficiale di complemento, sono stato un fautore della sospensione - e preciso bene non dell’abolizione - del servizio di leva. Credo che si possa riparlare della questione».
In che senso?
«Ovviamente ci deve essere sempre un’adesione volontaria, ma credo che bisogna trovare il modo perché i giovani abbiano un punto di contatto con le Forze armate. Perché in questo modo si contribuisce a rilanciare il ruolo e l’immagine che esse hanno nel Paese».