Diciottenne ucciso in una rissa

Stefano Vladovich

Ucciso a 18 anni per una questione da niente. È il tragico epilogo di una rissa scoppiata la sera di Pasqua in una strada centrale di Bracciano fra due gruppi di giovani romeni. Una lama di almeno 40 centimetri piantata in pieno petto da un connazionale e per Costantin I., classe 1987, non c’è nulla da fare. Dopo una caccia all’uomo senza precedenti per le stradine del centro storico, i carabinieri bloccano e arrestano sette persone, sei extracomunitari e un italiano, con i vestiti ancora sporchi di sangue e le armi usate per il linciaggio.
Una spedizione punitiva in piena regola, secondo gli uomini della compagnia di Bracciano, provocata da un battibecco avvenuto il pomeriggio di venerdì fra due gang. «Si sono azzuffati per futili motivi - ribadiscono gli uomini del nucleo operativo -. Alcuni di loro hanno cercato di imporsi, fisicamente, sugli altri e questi si sono ribellati. È nata una prima rissa, terminata senza conseguenze. Due giorni dopo, complice un bicchiere di vino di troppo, i due gruppi di giovani, tutti fra 19 e i 25 anni, si incontrano di nuovo. Un fatto casuale ma che innesca immediatamente l’ira di quelli che la volta precedente le avevano prese».
Sono passate da poco le 22 di domenica quando alla sala operativa del 112 arriva una drammatica richiesta d’aiuto. Un corpo a terra immerso in lago di sangue su via del Colle Lauretano, a pochi passi da piazza Pasqualetti e il distributore di benzina aperto notte e giorno. In fuga un gruppetto di malavitosi con mazze di ferro e coltelli nelle mani. Arrivano le «gazzelle» del nucleo radiomobile dei carabinieri di Bracciano, dalla postazione 118 di Anguillara è già partita un’ambulanza. Mentre Costantin viene caricato in barella e trasportato all’ospedale Padre Pio, sulla via Claudia, i militari organizzano una maxi-battuta per rintracciare gli aggressori. La tranquilla cittadina arroccata tra il lago e il castello Odescalchi viene passata al setaccio. Sono trascorsi pochi minuti quando le pattuglie dei carabinieri bloccano sette persone in fuga. Fra queste un giovane del posto. Gli abiti strappati e macchiati di sangue, le sbarre d’acciaio nascoste sotto i giubbotti e, soprattutto, una lunga baionetta affilata. Secondo una prima perizia medico legale, sarebbe l’arma che ha provocato la morte di Costantin. Inutili i soccorsi dei medici. «Purtroppo il colpo sferrato al torace con violenza inaudita gli è stato fatale», commentano. Secondo gli inquirenti il presunto omicida è un connazionale, quello trovato con il coltello addosso. L’accusa per lui è di omicidio di primo grado aggravato dai futili motivi. Gli altri, i tre amici della vittima e i quattro della banda rivale, sono accusati di favoreggiamento, lesioni personali, porto di armi improprie.