Diciotto anni per un posteggio

Le storie di malagiustizia raccontate dalle vittime al sito web del "Giornale". Scrivici anche la tua: malagiustizia@ilgiornale-web.it. La porteremo al ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri

Vorrei raccontare l'esperienza di malagiustizia vissuta sulla mia pelle e su quella di altri proprietari del mio stesso stabile.

Abito in un fabbricato a Roma dal 1980 dove esiste nelle fondamenta un'area di circa 500 mq destinata “irrevocabilmente e definitivamente a parcheggio privato al servizio dell’edificio” ma, sebbene già predisposta per i parcheggi, non viene tuttora utilizzata. Il costruttore dello stabile la costruì a seguito di un atto d'obbligo sottoscritto con il Comune di Roma ma non volle mai metterla a disposizione dei proprietari degli appartamenti i cui atti di acquisto sono stati tutti stipulati dal 1981 in poi. Così nel 1984 all'unanimità decidemmo di adire le vie legali per veder riconosciuto il nostro diritto alla proprietà e/o all'uso di tale area.

La vertenza è andata avanti per ben 18 anni ed, infine, la Cassazione con la sentenza 17176/2002, confermando la sentenza della Corte di Appello, “ha riconosciuto ai condomini il diritto di usare il parcheggio condominiale in base all’art.18 della legge n. 765 del 1967, ma solo dietro versamento di un corrispettivo..” limitandosi, però, ad indicare soltanto i criteri di massima per la quantificazione del corrispettivo. Una decisione pilatesca in quanto poi si è rivelata, per i diretti interessati, una non-decisione. Nonostante la sentenza favorevole l’area non viene ancora utilizzata poiché non si trova l’accordo con la società lussemburghese, subentrata nel frattempo al defunto costruttore, sull’importo da versare a titolo di indennità. Ci resterebbe da intraprendere un nuovo, lungo e costoso percorso giudiziario ma la sfiducia in tale istituzione ha preso il sopravvento su di noi. Tale vertenza poteva essere evitata se i vari Sindaci, più volte da noi chiamati ad agire, succedutisi negli anni sulla poltrona della Capitale avessero, come era nella loro facoltà, fatto rispettare, a spese del costruttore e dei suoi eredi, l'atto d'obbligo sottoscritto a favore del Comune stesso. E dire che non mancherebbero le motivazioni di carattere pubblico vista la drammatica carenza nella nostra città dei parcheggi per i veicoli.