Diciotto giorni per rimettersi in piedi

Per favorire un più rapido recupero fisico in un arco di tempo minore e anche per evitare di pesare sul sistema sanitario nazionale, l’ospedale Celesia ha inaugurato circa tre mesi fa un reparto di «cure intermedie» e in questi giorni fa il punto della situazione. I pazienti, età media 81 anni, tutti con patologie di tipo ortopedico e con necessità legate al recupero della funzionalità degli arti, sono stati ventotto, di cui ventuno donne e sette uomini. Il tempo di permanenza nei nove posti letto fino ad oggi a disposizione è stato di circa diciotto giorni, contro le degenze molto più lunghe negli istituti e nelle residenze per le stesse ragioni: recupero più rapido, con sostegno non solo fisioterapico, ma anche psicologico, vista la situazione di fragilità e di paura in cui spesso gli anziani si ritrovano dopo brutte cadute o incidenti. Chi è stato curato al Celesia fino a questo momento, prima di essere trasferito in strutture residenziali o anche per evitare proprio queste ultime, sono stati pazienti dell’ospedale stesso, ma in futuro, con l’aumento dei posti disponibili, non si esclude assolutamente che ad usufruire di tali cure intermedie possano essere pazienti di altri istituti o ospedali.
A tutti si offre il supporto di un dirigente medico, una caposala, sei infermieri professionali, sei operatori sanitari e una fisioterapista, insieme con un unico obiettivo: far recuperare la funzionalità in una palestra attrezzata e permettere ai pazienti di tornare il prima possibile a casa, dove poi potranno, se necessario, usufruire dell’assistenza dei servizi territoriali a domicilio.
Questo modello di cura, già operativo in un apposito reparto, all’ospedale Galliera, con un numero di posti letto molto maggiore, è motivo di orgoglio per Ernesto Palummeri, direttore del dipartimento di Assistenza agli anziani dell’Asl 3 genovese, soprattutto per l’integrazione che si è riusciti a raggiungere con le altre discipline mediche. In questo modo «l’iniziativa riesce ad avvicinarsi all’obiettivo di far riacquistare fiducia nelle strutture pubbliche e allo stesso tempo di permettere un efficace utilizzo delle risorse». Insomma si cerca di evitare lunghissimi e inutili soggiorni in ospedale e in altre strutture, per quanto residenziali o protette, per migliorare «le condizioni di vita dei pazienti e anche per non sovraccaricare le strutture sanitarie a carico del sistema nazionale».