Diciotto senatori in bilico: la maggioranza ha bisogno di loro

Si gioca su diciotto senatori (undici eletti e sette a vita) il risiko dei voti della maggioranza al Senato. Numeri che possono determinare la decisione del presidente della Repubblica sulla soluzione della crisi di governo. Ecco il quadro delle posizioni dei singoli senatori in base alle dichiarazioni di oggi.

Franco Turigliatto - La direzione del Prc lo ha deferito al collegio di garanzia. Rischia l'espulsione dal partito. Intanto, si dichiara «disponibile» a votare la fiducia a Prodi, ma conferma il no al decreto sull'Afghanistan.

Fernando Rossi - Insieme al partito Consumatori ha dichiarato (ieri) che voterà la fiducia al governo Prodi.

Mauro Bulgarelli - Il senatore che si è autosospeso dai Verdi dice sì alla fiducia a Prodi. Sull'Afghanistan dichiara di voler vedere prima il decreto, sperando che cambi. I Verdi garantiscono il suo sì anche sulle missioni all'estero.

Fosco Giannini - Conferma critiche «severissime» a Prodi. Ma dichiara il suo sì alla fiducia per non riconsegnare il Paese alle destre. Sull'Afghanistan conferma il sono no alla missione ma, aggiunge, «sono costretto ad adeguarmi per non essere espulso dal Prc».

Franca Rame - La senatrice eletta con l'Idv chiede modifiche alla linea sull'Afghanistan. Se non ci saranno, annuncia che comunque voterà sì sia alla fiducia che alla missione e poi presenterà le sue dimissioni dal Senato.

Claudio Grassi - Dichiara che «non ci sono alternative a Prodi». È pronto a votare la fiducia e il decreto sull'Afghanistan. Critica la scelta del suo collega di partito Turigliatto di astenersi sulla politica estera al Senato. «Ha sbagliato, doveva sapere che quel voto andava al di là delle questioni specifiche. Ora il quadro è molto peggiorato».

Luigi Pallaro - Il senatore sudamericano indipendente si era detto (ieri) favorevole ad un governo istituzionale e contrario a un Prodi-bis. Ora, secondo l'Unione, voterebbe la fiducia a un Prodi rinviato alle Camere e, come ha sempre fatto prima, dirà sì al decreto sull'Afghanistan.

Sergio De Gregorio - Eletto nell'Idv, ha votato con la Cdl martedì al Senato. Ora afferma che per Prodi «non ci sono i numeri» e che il suo sarebbe «un sacrificio solitario».

Marco Follini - Il leader dell'Italia di Mezzo ha avuto numerosi colloqui con la maggioranza, ancora ieri (con Mastella e Enrico Letta) sul documento in 12 punti di Prodi. È disponibile a sostenere il governo solo se il presidente del Consiglio lo convincerà della volontà di «un nuovo inizio» della sua azione e nei rapporti con la sinistra estrema.

Giuseppe Saro e Giovanni Pistorio - I senatori dell'Mpa di Salvatore Lombardo hanno smentito ogni disponibilità a sostenere il governo Prodi.

Carlo Azeglio Ciampi- Ha sempre votato a favore del governo Prodi.

Oscar Luigi Scalfaro- Ha sempre votato a favore del governo Prodi. Nella seduta sulla politica estera di martedì, però, era assente dal Senato perchè indisposto.

Francesco Cossiga - Annuncia il suo no alla fiducia a Prodi e anche al decreto sull'Afghanistan. «Transigo su tutto - afferma - ma non sui Dico, sull'amicizia con Usa e Regno Unito...». Sul possibile sì di Follini, dice che è legittimo ma «non basta».

Emilio Colombo - Ha sempre votato a favore del governo Prodi.

Rita Levi Montalcini - Ha sempre votato a favore del governo Prodi.

Giulio Andreotti - Martedì al Senato si è astenuto sulla politica estera, favorendo la sconfitta del governo. Ha detto oggi ad "Avvenire" di essere contro elezioni anticipate. «Ma non firmo cambiali in bianco», ha aggiunto.

Sergio Pininfarina - Martedì al Senato si è astenuto sulla politica estera, favorendo la sconfitta del governo. È stato spesso assente nelle votazioni al Senato. Il 19 maggio scorso ha votato a favore della fiducia quando il governo Prodi si è presentato per la prima volta al Senato e ha ottenuto 165 voti contro 155.

Fatti i conti (e considerate le incognite), la maggioranza può contare su 157 voti di senatori eletti ritenuti «certi» (i 156 a disposizione, compresi Turigliatto e Rossi, più Pallaro); e su quattro senatori a vita su sette (Ciampi, Scalfaro, Levi Montalcini e Colombo). Totale 161. Contro il governo Prodi si possono contare invece 157 voti (155 di eletti nel centrodestra più Cossiga e De Gregorio). Restano incerti tre voti: quelli di Andreotti, Pininfarina e Follini. Il presidente del Senato Franco Marini, per prassi parlamentare, non vota. Sul plenum di 322 presenti e 321 votanti (tutti meno Marini) la maggioranza assoluta richiesta è di 161 voti).