«Dico addio all’Idv, è in mano ai democratici riciclati»

Giovane, bella presenza, stimata professionista, per giunta molisana, amica di famiglia dei Di Pietro, volto nuovo: le aveva tutte. Invece, ma per poco, le è scappato il seggio a Strasburgo per l’Idv, e adesso lascia pure il partito, delusa da certe manovre trasformiste di Tonino nel feudo molisano. Nei 23 dissidenti dell’Italia dei valori che l’altro giorno hanno salutato il leader c’è anche la bionda legale di Termoli Erminia Gatti, prima dei non eletti Idv in Europa. Dimissioni che però, stando al comunicato degli stessi ventitré, Di Pietro avrebbe accolto «con una grassa risata».
Avvocato, ma che avrà da ridere Di Pietro?
«Le posso dire quello che provo io, per me l’Idv rappresentava un sogno di cambiamento. Ma forse il progetto di Antonio era troppo innovativo rispetto a quello che nei fatti sul territorio si poteva fare».
Ma quale è il casus belli?
«L’ingresso nell’Idv molisano di una consistente frangia del Pd locale. Persone perbene, ma il punto è un altro. Provo a dirlo alla dipietrese».
Che ci azzeccano con noi questi del Pd?
«No, dico che non si può fare un vestito nuovo con brandelli di tessuti vecchi, anche se sono buoni tessuti».
Metafora elegante.
«Quel gruppo di persone sono espressione di un vecchio modo di fare politica, e se si vuole fare qualcosa di nuovo bisogna avere anche il coraggio di fare scelte diverse».
Invece questo coraggio non c’è.
«Sul territorio spesso no».
Ma saranno scelte autorizzate o decise dal leader, no?
«Lo so, forse Di Pietro si trova davanti a delle difficoltà organizzative dovendo gestire un partito che è raddoppiato nell’ultimo anno. Ma io faccio un po’ come l’infermiera di Misery non deve morire, senza l’aspetto patologico però: tengo così tanto a quel progetto, e ci tengo ancora, che non tollero di vederlo finire».
Ma ha parlato con Di Pietro dopo l’addio burrascoso?
«Sì, mi ha ribadito di essere molto dispiaciuto ma ritiene che l’Idv abbia bisogno di strutturarsi sul territorio e che per questo serva una classe politica con esperienza».
I riciclati del Pd?
«È un discorso che non condivido ma che posso comprendere. Però rivendico anche la fedeltà al progetto originario, quello che si è concretizzato con le candidature europee: volti nuovi, persone della società civile o indipendenti».
Ha restituito la sua tessera Idv?
«No, semplicemente non la rinnoverò, essendo appena scaduta».
Di Pietro da quanto lo conosce?
«È un amico di mio padre, anche lui di Montenero di Bisaccia. Ci conosciamo da più di 13 anni».
Lei è la prima dei non eletti in Europa. Si vocifera di un suo possibile ripescaggio se uno degli eurodeputati Idv, come si mormora, dovesse lasciare.
«Sì, ma è una questione su cui non voglio dire niente perché c’è di mezzo anche un problema di salute di un’altra persona. Quello che ho letto l’ho trovato di cattivo gusto».
Però, nella sciagurata ipotesi, toccherebbe a lei. E come farà se non è più dell’Idv?
«Be’ ma è tutto da vedere, mi sembra prematuro parlare di questo. Dipende da tanti fattori, anche da quel che farà Pino Arlacchi (altro eurodeputato Idv, ndr), se si candiderà o no al Parlamento nazionale».
Ultima cosa: sui giornali locali si è scritto di un suo passato in An.
«Non è vero, il Molise è piccolo, capita che abbia amici anche nell’altro schieramento, che male c’è? Io da sempre simpatizzo solo per Di Pietro».