«Dico basta ai privilegi: incarichi di 5 anni ai primari ospedalieri»

Formigoni all’assemblea nazionale di Rete Italia: «No ai contratti a vita. Ora in molti salteranno sulla sedia»

Nostro inviato

a Riva del Garda
«Oggi, che tu ti impegni o faccia il lazzarone l’è i stess». Parola del governatore Roberto Formigoni, convinto che la rivoluzione della Sanità avviata in Lombardia debba andare avanti fino alle estreme conseguenze, potenziando le logiche del mercato e della concorrenza anche negli ospedali pubblici, promuovendo chi merita e stoppando coloro che non operano bene. Poi il presidente parla dei primari, che al massimo possono rimanere in carica cinque anni. «Devono essere a tempo, dico no agli iperprivilegiati», dichiara alla platea di mille persone riunite al Palacongressi di Riva del Garda per l’assemblea nazionale di Rete Italia, di Forza Italia (anzi del Partito della libertà) che fa riferimento a Formigoni e alla sua Fondazione Europa Civiltà. Un discorso che vale anche per le università e per la pubblica amministrazione in generale.
Conosce il peso delle parole che lancia: «So che in molti salteranno sulle sedie e subito partiranno le telefonate di allarme...». I primari in Lombardia sono circa mille su un totale di quindicimila medici. Secondo le leggi e la lettera dei contratti, in quanto dirigenti (nominati dal direttore generale sulla base di un elenco di idonei stilato da una commissione tecnica) sarebbero già revocabili e però è un’eventualità che nei fatti non si realizza quasi mai.
Si parla di politica, di dialogo tra Pdl e Pd, tra Berlusconi e Veltroni (che Formigoni apprezza e spinge) ma anche di amministrazione e la Sanità è uno dei punti qualificanti dei tredici anni di Formigoni da presidente della Regione Lombardia. Nei giorni in cui Clemente Mastella è nei guai giudiziari per vicende legate proprio alla gestione degli ospedali, il governatore comunque difende il ruolo di chi è scelto dai cittadini per governare: «Le nomine apicali, le nomine dei vertici, devono essere politiche. Se la persona fallisce, falliscono anche l’assessore e il presidente che l’hanno nominato. Insomma, uno spoil system totale». Un discorso che nel campo della Sanità si concretizza nel ruolo dei direttori generali, che secondo Formigoni è bene è giusto che siano scelti dalla politica («è fondamentale per responsabilizzare la gente»). Anche in Lombardia si è parlato di ingerenza della politica nelle nomine. Formigoni indirettamente difende la sua giunta ma intende anche mettere paletti precisi: «Certe nomine pubbliche, quelle dei primari ma anche degli universitari e della pubblica amministrazione, non possono essere a vita. È la gente che decide, la concorrenza va allargata e gli incarichi pubblici vanno sottoposti a verifica».
Tra i presenti Giancarlo Abelli, assessore alla Famiglia molto addentro alle vicende della sanità, che concorda e al contempo difende l’efficienza del sistema lombardo: «La decisione spetta ai direttori generali e solo in base ai risultati raggiunti è giusto che ci siano o meno le ricompense. Nessuno può riposare sugli allori ma è anche vero che finora i criteri della meritocrazia sono stati seguiti, altrimenti non avremmo la sanità migliore d’Italia». In ogni caso, i primari sono avvertiti.