Dico, la frenata di Fassino dilania l’Ulivo

da Roma

Gli attacchi da sinistra a Piero Fassino sui Dico da accantonare proseguono. Tra le lodi della Casa delle libertà si fanno strada, invece, critiche e sospetti. «Mi sembra sbagliato rinunciare all’impianto dei Dico nell’iter parlamentare. Andiamo pure al confronto con l’ala laica del centrodestra, ma partiamo dal testo che c’è», dice la Ds Giovanna Melandri, ministro per le Politiche giovanili e lo Sport.
Anche il Dl Dario Franceschini difende la proposta di legge sui Dico. Per lui, l’ipotesi del leader della Quercia di apportare modifiche al diritto civile è il «tentativo per cercare una via d’uscita», ma «la possibilità di approvare una legge c’è; si deve andare avanti in Parlamento, perché c’è spazio per una sintesi».
Il ministro Dl della Famiglia Rosy Bindi, firmataria dei Dico con la Ds Barbara Pollastrini, avverte che la strada della modifica del Codice civile è «rischiosa», pur ribadendo che il governo è disponibile a trovare strumenti nuovi. «C’è un unico punto fermo - sottolinea - non accetteremo mai forme surrettizie di matrimoni “di serie B”».
Franco Monaco dell’Ulivo difende Fassino: la sua non è una resa, ma la ricerca di «una via praticabile» per garantire i diritti dei conviventi. Anche per la Ds Marina Sereni quella del leader è una posizione «di saggezza e buon senso».
Un quadro che, per Isabella Bertolini di Fi, rappresenta un Partito democratico diviso e una Quercia in cui esplodono le contraddizioni. «Pollastrini fa, Fassino disfa, Melandri cerca di ricomporre. Questa la sintesi della fase politica di un partito in preda a una gravissima crisi d’identità». L’azzurra Maria Alberti Casellati teme che le aperture del segretario Ds sulle unioni di fatto servano solo a «riproporre i Dico sotto un altro nome». È quello che, per Riccardo Pedrizzi di An, ha in mente «lo scaltro Fassino». E gli chiede, invece, di lavorare per «riconoscere, finalmente, la soggettività e la centralità della famiglia naturale, legittima e costituzionale fondata sul matrimonio». Ma Maurizio Gasparri di An è convinto che «le lacerazioni all’interno della maggioranza sul tema dei Dico abbiano di fatto decretato la vittoria della piazza e ufficializzato l’archiviazione del ddl del governo». Oggi, per sicurezza, una delegazione di leghisti consegnerà al Quirinale per il presidente della Repubblica le cartoline raccolte negli ultimi mesi in cui si esprime la contrarietà ai Dico e si chiede a Giorgio Napolitano di «fermare il nefasto disegno di legge che minaccia l’unità e la sacralità della famiglia tradizionale con unioni diverse, che oggi possono trovare altre adeguate forme di tutela nel nostro ordinamento».