«Dico Torino solo per amore All’Atalanta manca freddezza»

Signor Taibi, oggi si scontra una parte rilevante del suo passato: cinque anni con l’Atalanta, due con il Torino. Per chi tiferà?
«Vorrei tanto poter essere imparziale e quindi opto per il pari, così non scontento nessuno».
Non faccia il diplomatico, abbia il coraggio di esporsi.
«Se proprio devo scegliere, allora dico Toro. Mi sono trovato bene a Bergamo, ma in granata il rapporto con la società e i tifosi è stato più stretto, non sbaglio a dire che è stato entusiasmante. Insomma, un amore a prima vista, anche perché era il primo anno del presidente Cairo ed eravamo tutti esaltati dall’ambiente. In nerazzurro è andata bene per quattro stagioni, poi è subentrato Ferron e il mio ultimo anno è proprio da dimenticare».
Lei ha visto l’Atalanta vincere a Modena col Sassuolo. Pregi e difetti?
«Individualmente è una signora squadra: Ardemagni, Tiribocchi, Doni, Barreto e Carmona sono fior di giocatori. Hanno però il difetto di non essere cinici al momento giusto e mi sembra questa la caratteristica negativa di questo inizio di campionato. Nessuno mi è apparso ancora determinante e invece la classe di questi elementi dovrebbe rappresentare il trampolino di lancio».
E il Torino, perché è così tribolato? Colpa di Cairo?
«È un Toro double face che manca di continuità: in casa vince con le unghie, fuori invece non sa esprimersi bene. Forse all’Olimpico sente troppo la pressione dei tifosi, proprio perché l’ambiente non è sereno, non c’è compattezza tra società-giocatori-tifosi come ai miei tempi. Quanto a Cairo, ha speso tanto, ma lui è passionale ed è uno da Toro. L’unico rilievo che gli posso muovere è quello di avere cambiato troppo a livello dirigenziale perché è il programma che conta e non deve essere variato continuamente da nuovi dirigenti che poi se ne vanno».
Questa sera tra i pali ci saranno l’emergente Consigli in nerazzurro e l’esperto brasiliano Rubinho in granata. Ci illustri le loro caratteristiche.
«Consigli è un ragazzo del 1987 e tecnicamente è più forte del brasiliano. Semplicità e ordine sono le sue caratteristiche, è in fase di costante maturazione ed è anche forte fisicamente. In prospettiva lo vedo molto bene. Quanto a Rubinho è una sicurezza, esplosivo, fantasioso come tutti i brasiliani e poi è uno che attacca bene la palla. Si scontrano insomma due diverse categorie di numeri uno».
E lei per chi propende?
«Per Consigli, ha il futuro davanti».
Ma perché così tanti portieri stranieri in serie A? Sono ben 17. Ai suoi tempi quasi non se ne vedevano.
«È un malvezzo contro il quale mi batto da anni. Ci siamo adagiati e si lavora male fin dalla base, dal settore giovanile. Ma forse al Centro tecnico di Coverciano l’hanno finalmente capito e su input del responsabile, Massimo Cacciatori, hanno predisposto un tesseramento, con lezioni ed esami, per i preparatori di portieri. Ogni società dovrà avere due portieri-tecnici patentati, uno per la prima squadra e uno per il settore giovanile. Abbiamo perso troppo tempo ed è mancata la crescita da dietro».
La sua classifica dei portieri italiani attuali?
«Con Mirante, Viviano e Sirigu siamo a posto per dieci anni. Ma Buffon è ancora sopra tutti e lo seguono Abbiati e Storari».
E lei Taibi cosa fa in pensione?
«Mi diverto nella Rubierese, campionato eccellenza dell’Emilia-Romagna, dove gestisco e organizzo 700 ragazzi, 20 tecnici e alleno i portieri. Così, per non sentirmi vecchio».
E aspetta che Gigi Cagni la chiami come secondo su una panchina di A o B...
«Mi ha proposto di seguirlo e al momento opportuno valuterò il da farsi».
Riproviamo: chi vince questa sera?
«Diciamo pari, così accontento tutti e non mi faccio nemici. Ed entrambe torneranno in A».