Dicono no a Pirandello solo per boicottare il colosso Mondadori

Iniziativa per convincere gli autori di Segrate a cambiare casacca e sconsigliare l’acquisto di libri pubblicati dal colosso editoriale

Nella farsa estiva anche nota come «caso Mondadori» poteva mancare il boicottaggio contro Segrate? Assolutamente no, come aveva annunciato il profeta Marcello Veneziani su queste pagine: «Alla fine spuntò il Cretino Militante e scrisse: non compro più libri della Mondadori nel nome della legalità e in odio a Berlusconi». Ed ecco nascere il sito «Mondadori? No grazie» (con annessa pagina Facebook) messo in piedi in poche ore da Gianfranco Mascia, già noto per la sue militanza anti-Silvio.

Ecco il messaggio di un maturo boicottatore, come aperitivo, tanto per capire di cosa stiamo parlando: «Ho 58 anni, mi piace molto la lettura, ho molti libri, anche perché ai miei due figli ho sempre detto che i soldi spesi nei libri sono soldi spesi bene, ieri ho tirato giù tutti i libri e quelli editi da Mondadori li ho bruciati tutti, qualcuno anche a malincuore, però mi sento liberoooooo».

Il sito ripercorre la grottesca vicenda, ormai nota ai nostri lettori: il teologo Vito Mancuso, afflitto dalla coscienza tormentata, verga un editoriale su Repubblica per rendere noti i suoi turbamenti. Pubblicare per Mondadori lo mette a disagio causa sconti fiscali ottenuti dall’editore appellatosi a una legge approvata dal governo Berlusconi. Indeciso se restare o andare, l’intellettuale ha chiesto consiglio alle altre firme di Repubblica (tantissime) in rapporti d’affari con Segrate. Augias e compagni, dopo la solita spompata dichiarazione contro Silvio, hanno replicato: non scherziamo, a Segrate ci troviamo benissimo, i rapporti umani sono meravigliosi, il problema è politico e non moralistico. Questione chiusa da Eugenio Scalfari: «Alla Einaudi mi trovo benissimo e ci resto». Tutti assolti, andate e pubblicate in pace.

I boicottatori però non ci stanno. E sul sito offrono la possibilità di scrivere a chi, secondo loro, tiene il cuore a sinistra e il portafogli a destra. Questa la lettera indirizzata a Corrado Augias, uno che si sente a disagio per via del suo editore ma se ne infischia di aver plagiato un intero capitolo di Disputa su Dio dalla Creazione di Edward O. Wilson: «Caro Corrado, come saprai il Parlamento ha approvato una norma con la quale la casa editrice Mondadori, presso la quale tu pubblichi, potrà risparmiare di versare 350 milioni di euro di imposte all’erario italiano. (...) Ti volevo informare che - da oggi in poi - io non comprerò più libri o prodotti della Mondadori. Neanche quelli scritti da te. Per questo ti chiedo di partecipare anche tu a questa campagna raccogliendo il nostro appello a non pubblicare per la Mondadori. In attesa di una tua risposta, ti ringrazio». Aspetta e spera. Messaggi già in partenza anche per Diego Cugia, Francesco Guccini, Carlo Lucarelli, Vito Mancuso, Roberto Saviano, Vittorio Zucconi. Su quest’ultimo un aderente alla campagna ha un dubbio: «Ma davvero c’è qualcuno che legge i libri di Zucconi?». Altri vorrebbero aggiungere alla lista: «Luciana Littizzetto, Piergiorgio Odifreddi e Fabio Volo, è pazzesco che con le cose che dicono pubblichino per quella casa». C’è chi suggerisce Mauro Corona: «Interpellato alla presentazione del suo ultimo libro a Corvara ha detto che se ne infischia e l’importante è che lo paghino e distribuiscano bene i suoi libri». Alcuni fanno sapere di comprare da tempo solo «libri Longanesi, Einaudi, Piemme, CartaCanta e di piccole case editrici» senza accorgersi, ahimè, che Einaudi e Piemme sono marchi del gruppo Mondadori. A volte poi la rinuncia sconfina nel masochismo: «Anche io, già da tempo, non acquisto prodotti Mondadori. Eppure di libri che avrei voluto comprare ce ne sono».
Tutti sono comunque convinti di fare del bene a se stessi e all’Italia, privandosi della lettura di Oscar, Classici, Meridiani e quant’altro. Primo fra tutti il leader «viola» Gianfranco Mascia, che risponde personalmente al telefono a tutti coloro che volessero ulteriori informazioni. Anche a noi del Giornale. «Vogliamo fare pressione e convincere un certo numero di scrittori ad abbandonare la Mondadori. Che siano coerenti». Però il boicottaggio colpisce tutti i libri editi dal gruppo, che fate, rinunciate a Pirandello? «Beh, sì, per essere efficace un’iniziativa del genere non può... Le faccio un esempio. Se boicotto la Nestlé, sono pronto a rinunciare a mangiare ottimo cioccolato». Beh, ma Pirandello non è una marca di cioccolato, dico Pirandello per dire un qualsiasi grande scrittore, magari ce l’ha solo Mondadori, che fate, rinunciate lo stesso? «Per forza, ma poi molti classici sono ormai fuori diritti e si possono o si potranno scaricare gratuitamente sul web...». Non mi ha convinto, quanti contatti avete avuto comunque? «Diecimila in poche ore, e ora daremo vita a comitati locali per volantinare davanti alle librerie della catena».

Tra i commenti, come sempre sul web, c’è anche la voce fuori dal coro, questa: «Ho appena rinnovato l’abbonamento a Panorama, adesso esco e vado a comprare almeno 50 euro di libri Mondadori. W Silvio, W la libertà, combatti il comunismo». Firmato con lo pseudonimo: «Io leggo solo Feltri».